Grazie, Presidente, ovviamente, a tutta l’Amministrazione e ai Consiglieri che partecipano al Consiglio Comunale. Dopo quasi dieci anni partecipo anch’io ad un Consiglio Comunale, ne ho varcati anch’io per vent’anni consecutivamente, per cui è sempre appassionante e stimolante ascoltare i dibattiti, anche in maniera accesa.
Noi ci siamo posti, nell’invito a quella autoconvocazione, alcune domande, che in parte anche collimano con quelle del consigliere Vernelli, su cosa il cittadino comune ha, in qualche maniera, considerato, analizzato, rispetto a quella emergenza del 30, 31 e a seguire.
Per cui, mi permetto, se il Presidente mi dà la disposizione, di quanto meno enunciare le domande che ci siamo posti, che potrebbero essere state formulate dal cittadino, ma siamo in un consesso comunale e politico, per cui anche congiuntamente con i Consiglieri Comunali. Ovvero, la prima domanda è: qual è stata la causa dell’emergenza del 30 e 31 ottobre? Noi faremo alcune considerazioni.
Già l’ingegner Restaino ha, in qualche maniera, compiutamente analizzato e descritto quali sono state le dinamiche dal punto di vista dimensionale, purtroppo, di quelle giornate di maltempo. Poi ve le articolo, se ritenete, ma, ovviamente, non voglio rubare la scena. La seconda domanda è: perché, di tutte le centrali nell’asta dell’Adige solo Boara Polesine non ha garantito il processo di potabilizzazione?
È un’altra domanda, perché non è l’unica centrale che è sita nella... La terza domanda è: Acquevenete si era attivata per l’emergenza della piena dell’Adige? Che, in qualche maniera, coincide con la sua terza domanda, che ho segnato, in maniera anche veloce.
L’altra domanda è: come è stata gestita l’emergenza? Questo è un altro elemento che, secondo me, è corretto che la cittadinanza e il Consiglio Comunale sappia come si siamo adoperati. Un’altra domanda è: Quali interventi ha fatto Acquevenete e quali ha in programmazione per aumentare la capacità della centrale di Boara?
Era relativa anche al fatto se succede ancora che cosa può accadere. L’ultimo punto, che è anche, mi pare, una delle considerazioni che ho letto nei giornali - io non sono social, però, purtroppo, mi passano lo stesso tutte le considerazioni e le conversazioni dei 33 di 64 Comune di Rovigo Consiglio Comunale monotematico del giorno 16 Novembre 2018 social; vivo meglio, però, comunque, mi fanno convivere con i social - è se sono previsti, in queste dinamiche, degli indennizzi nei confronti dei cittadini.
Io, intanto, se ritenete, andrei ad articolare le prime tre o quattro considerazioni, che poi esplicitano anche bene il progress sull’emergenza, considerando e considerato che chi vi parla... poi, dopo, arrivo anche, Consigliere, sulle sue legittime considerazioni di incompatibilità, o quant’altro, che, ovviamente, riguardano anche il sottoscritto.
Chi vi parla, che è il legale rappresentante di Acquevenete, l’ultima cosa che vorrebbe fare è quella di interrompere l’erogazione dell’acqua, perché sappiamo perfettamente, sia dal punto di vista della esigenza che ha una famiglia e i cittadini, quando aprono il rubinetto, di trovare scorrere l’acqua, e che sia anche, possibilmente, potabile e usufruibile dal punto di vista alimentare e di buona qualità, e, dall’altra, ovviamente, che è accaduto anche in questa emergenza, di doverla erogare, però con delle limitazioni, che sono legate, come vi ricorderete, al non uso alimentare dell’acqua.
Se posso, Presidente, io proverei a dare... secondo me, sono anche il cardine della richiesta che, ovviamente, magari con qualche giorno dopo il 31, è giusto considerare e fare un po’ di chiarezza. Allora, qual è stata la causa dell’emergenza dei giorni 30 e 31? Per aggiungere qualcosina alla già esaustiva considerazione dell’ingegner Restaino, cosa è opportuno rimarcare?
“Nella giornata di martedì la torbidità del fiume Adige aveva raggiunto condizioni eccezionali, da un punto di vista qualitativo e quantitativo...”. Chi, in qualche maniera, aveva la necessità di passare sopra il ponte dell’Adige, o percorrerlo nella parte arginale, a vista d’occhio aveva la consapevolezza della torbidità e del colore dell’Adige in quelle giornate.
“...determinate dalla presenza di sostanze in sospensione di natura limo argillosa, contenenti metalli derivanti dagli intensi fenomeni di dilavamento dei versanti del bacino imbrifero afferente al fiume Adige, dovuto alla straordinaria ondata di maltempo che ha colpito il Nordest”. Come ci ricordava prima l’ingegner Restaino, basta digitare YouTube, e si visionano, purtroppo, quelle videate del lago di Garda, che era diventato in parte molto marrone, come era, purtroppo, il nostro Adige.
“Si è trattato di una piena di particolare significato, che ha obbligato l’Autorità di Bacino del fiume Adige ad attivare lo scolmatore sul Lago di Garda - come si diceva prima - la galleria Mori-Torbole, che non veniva messa in funzione da quasi vent’anni, scaricando ben 500 metri cubi al secondo. Dai grafici idrometrici di Boara, si rileva che il livello del fiume Adige è salito di oltre 6 metri dalle ore 01 del 30 ottobre alle ore 7 del 31 ottobre, raggiungendo 1.227 metri cubi al secondo”.
Per cui, stiamo parlando di dati che sono non prevedibili, ma sono di una eccezionalità che sono, purtroppo, derivanti da quell’emergenza, perché questa è la fotografia di come era la situazione in quelle giornate. Perché delle centrali nell’asta dell’Adige quella di Boara Polesine, sostanzialmente, è quella che è andata in crisi, che poi ha determinato quella disfunzione per qualche ora e giorno, per quanto riguarda i famosi nove Comuni?
“Sull’asta dell’Adige le uniche due centrali non collegate ad altri punti di produzione che non siano l’Adige, sono quelle di Badia Polesine e di Boara Polesine, isolate, e pertanto dipendono esclusivamente dall’acqua dell’Adige.
Tutte le centrali sono andate in sofferenza...”, perché anche questo è giusto ed opportuno che ce lo ricordiamo, anche altre centrali sono andate in sofferenza, Vescovana, che qualcuno, in qualche maniera, ci chiedeva: “Ma come mai dall’altra parte...?”, anche Vescovana ha avuto delle problematiche e delle criticità che... voglio dire, ha tenuto, ma con le problematiche di una emergenza.
“...ma in quelle collegate in altre fonti, ad esempio, Camazzole...”, Camazzole, per capirci, è quella sorgente che Lei anche, Consigliere, aveva fatto un’interrogazione, una cosa all’inizio di agosto, quella di Carmignano di Brenta, per capirci, la sorgente di acqua buona, tanto perché ci capiamo. Io, se dovessi scegliere che acqua bere, non avrei alcun dubbio che come fonte di attingimento preferirei sicuramente Camazzole che l’Adige.
“...e Vescovana, è stata ridotta la portata, compensandola con acqua proveniente da queste. La centrale di Badia era arrivata al limite - e infatti alcune sollecitazioni arrivavano, ma la centrale di Badia regge - e Boara non ha retto completamente, e si è preferito applicare il principio di precauzione e prudenza, salvaguardando la salute pubblica e interrompendo l’erogazione di Boara, prima che si potesse immettere in rete acqua potenzialmente non potabile”.
Poi, c’è l’avvocato Manto, che, dal punto di vista, se ritenete, anche dal punto di vista tecnico... ma quando una centrale 34 di 64 Comune di Rovigo Consiglio Comunale monotematico del giorno 16 Novembre 2018 e, conseguentemente, anche una serie di condotte, sono percorse da acqua non potabile, non è che è come il rubinetto, apri e chiudi; ci sono dei processi di reimmissione di acqua, con i limiti previsti, che ritorna potabile, che non è immediato, ma necessitano nei processi che sono, ripeto, previsti e non brevi.
“La centrale di Badia era arrivata al limite. Boara non ha retto completamente, e si è preferito applicare - come vi ho detto prima - l’erogazione da Boara, prima che si potesse immettere in rete acqua potenzialmente non potabile”.
A questo punto, magari, non so se voi avete avuto la pazienza e la compiacenza di leggervi tutti i bollettini che sono stati contestualmente, ad ogni campionatura, ad ogni modifica del percorso, pubblicati sul sito dell’azienda e, possibilmente, anche veicolati dal punto di vista mediatico.
Acquevenete si è attivata per l’emergenza della piena dell’Adige, perché anche questa è l’altra domanda, “Cosa avete fatto, sapendo che arrivava questo tipo di ondata e, soprattutto, che con molta probabilità la centrale di Boara Polesine poteva andare in crisi?”. “A scopo preventivo, Acquevenete ha predisposto, da lunedì 29, un presidio H24 di tutte le centrali di potabilizzazione lungo l’asta dell’Adige, in funzione della tempistica attesa di arrivo dell’onda di piena.
Anche il laboratorio di Acquevenete è rimasto pienamente operativo, giorno e notte, eseguendo analisi costanti”, non nelle fasi che ordinariamente vanno in laboratorio, ma in una fase emergenziale, con frequenza molto superiore. “Sempre lunedì è stata inviata una nota alla Prefettura di Rovigo sull’allerta meteo.
Nel corso della giornata di martedì 30 si sono progressivamente riscontrati, presso la centrale di Badia Polesine, la prima lungo il corso dell’Adige, valori di torbidità in crescita, che hanno allertato anche la centrale di Boara Polesine”. Come è stata gestita l’emergenza?
“Pur avendo adottato gli accorgimenti impiantistici a disposizione per la gestione delle condizioni anomale del fiume, il personale di Acquevenete - che, colgo l’occasione, ringrazio per la disponibilità, professionalità e competenza, cose che non sono mai date per scontato, tanto meno per assodato - ha valutato, in via precauzionale, che il processo di Boara non era in grado di garantire con certezza le caratteristiche di potabilità dell’acqua erogata, a causa dell’eccezionalità, ovviamente, del carico dell’acqua grezza.
Per tale ragione, a scopo cautelativo, per la totale tutela della salute degli utenti, alle ore 16 di martedì 30 ottobre è stata sospesa l’erogazione di acqua prodotta da Boara Polesine, attivando contestualmente le manovre per immettere in rete acqua potabile proveniente dalla centrale di Vescovana, seppure con pressioni ridotte in rete, dedicando due vasche di stoccaggio sull’acqua proveniente da Vescovana”.
Ricorderete che in quelle giornate arrivava acqua nei piani terra e con, ovviamente, una pressione più bassa, era più difficoltosa accedere ai piani più alti. “Con la centrale isolata dalla rete, si sono eseguite delle modifiche sui dosaggi di reagenti nei vari comparti di processo, allo scopo di recuperare la piena efficacia del processo di potabilizzazione. Queste operazioni sono proseguite per tutta la notte e la mattina successiva.
L’isteresi del processo è tale per cui i risultati e le reazioni alle modifiche del processo non sono istantanei, e si completano in base ai risultati analitici. Nel pomeriggio sono state contattate le principali utenze sensibili per coordinarsi, al fine di una costanza di approvvigionamento”, gli ospedali e i presidi, quelli più attenzionati.
“I cittadini sono stati informati, mediante avvisi pubblici sul sito www.acquevenete.it in tempo reale, con gli aggiornamenti sulla situazione, mantenendo un filo diretto e costante con Prefettura, ULSS, Regione Veneto e ARPAV.
Alle 8.45 di mercoledì mattina si è sospesa l’erogazione per due ore a tutti i Comuni serviti dalla centrale di Boara Polesine, allo scopo di creare un accumulo che consentisse di distribuire temporaneamente acqua a pressione maggiore, utilizzando le vasche di accumulo della centrale, così da poter servire i Comuni più lontani e i piani superiori al primo - come dicevo prima - l’erogazione, quindi, è ripresa sempre con acqua fornita dalla centrale di Vescovana, a pressioni superiori, per circa tre ore, tempo di svuotamento della vasca di accumulo.
Nelle ore successive si è comunque utilizzata l’acqua di Vescovana per fornire i piani terra del territorio; avviso numero 4 e news pubblicata nel sito aziendale. Alle ore 10.30 Acquevenete ha partecipato al Tavolo convocato dalla Prefettura di Rovigo, comunicando che, alle ore 14.30, si prevedeva di avere risposte sull’efficacia dell’aumento del dosaggio del policloruro di alluminio, eseguito nella notte tra martedì e mercoledì; isteresi dell’impianto.
Alle 14.30, nella riunione di 35 di 64 Comune di Rovigo Consiglio Comunale monotematico del giorno 16 Novembre 2018 aggiornamento in Prefettura, è stato comunicato che la modifica al processo attuata non dava i risultati stabili e sufficienti, tali da poter garantire la potabilità dell’acqua, e che ci si era già attivati per poter utilizzare il cloruro ferrico quale reagente di flocculazione.
Infatti, dopo le valutazioni tecniche, prove, analisi, e sentito il laboratorio per trovare una soluzione che consentisse la ripresa del processo, dato che l’utilizzo del policloruro di alluminio non stava dando risultati apprezzabili, i tecnici di Acquevenete hanno valutato l’opzione di passare all’utilizzo del cloruro ferrico come agente flocculante.
I valori anomali ed eccezionali dell’acqua grezza hanno reso inefficace il trattamento usuale con policloruro di alluminio nel contesto impiantistico di Boara Polesine, in quanto le volumetrie di chiariflocculazione disponibili non si sono rivelate adeguate a gestire eventi estremi, con il dosaggio di tale reagente. A partire dalle ore 15 è stato attivato il dosaggio di cloruro ferrico come agente flocculante, in sostituzione del policloruro di alluminio.
Il processo, seguito analiticamente e costantemente dei tecnici di Acquevenete, ha dimostrato di essere efficace. Il tempo necessario per erogare acqua potabile dall’impianto è stato stimato in circa dieci/dodici ore. Mentre proseguivano gli interventi presso la centrale, si è effettuato quanto concordato presso il Tavolo indetto dalla Prefettura, relativamente all’erogazione.
A partire dalle ore 16.30 del 31.10.2018, secondo il piano concordato, l’erogazione dell’acqua è stata interrotta per tutti i Comuni serviti dalla centrale di Boara Polesine, ai fini di precauzione, per creare una chiara distinzione agli utenti rispetto alla successiva ripresa all’erogazione con acqua non potabile.
Alle ore 18, infatti, è ripresa l’erogazione, accompagnata da ordinanza di non potabilità da parte di ciascuno dei Sindaci dei Comuni interessati, con l’avviso agli utenti di utilizzare l’acqua esclusivamente a scopi igienico-sanitari e domestici, e non a scopi alimentari.
È stato contestualmente attivato un servizio di autobotte e distribuzione di acque in bottiglia per il rifornimento di acqua potabile; avviso numero 567, news pubblicata nel sito aziendale e comunicazione formale a ULSS 5, Prefetto di Rovigo e Sindaci coinvolti nell’emergenza. Altre utenze sensibili richiedono forniture. Già dalla mezzanotte di giovedì 1° novembre si sono evidenziati significativi miglioramenti, segno che il nuovo processo impiegato alla centrale di Boara Polesine stava dando i risultati attesi”.
Aggiungo io, grazie ai nostri tecnici, perché in queste circostanze, in queste emergenze, talvolta, non è scontato che i processi e le accortezze siano rispondenti anche alle esigenze. “È stato avviato un monitoraggio costante dell’acqua in uscita dalla centrale di Boara Polesine, con campionamenti effettuati ogni due ore, a partire dalle 2 di notte, fino alle 11 della mattina.
Le analisi sui campioni prelevati alle 2, alle 4.30, alle 6.15 e alle 9 del mattino hanno evidenziato valori di concentrazione dei parametri analizzati molto al di sotto dei limiti di legge; comunicazione ai tecnici regionali, ingegner Strazzabosco e dottor Dall’Acqua, alle ore 8.58 e alle 9.01. A questo punto, sono partiti i lavaggi delle condotte, con l’obiettivo di sostituire l’acqua non potabile con quella potabilizzata”.
Capirete che per alcune ore è stata erogata e ha scorso acqua non potabile, per cui, per ridare acqua potabile, che chi apre il rubinetto potesse usarla anche a scopo alimentare, c’è la necessità di fare i lavaggi. “Nella mattinata, quindi, contestualmente all’esecuzione dei lavaggi delle condotte, si sono verificati abbassamenti di pressione nell’erogazione, il tutto con l’obiettivo di ridare al più presto acqua potabile; avviso numero 8. L’ospedale continua ad essere alimentato con autobotte.
Alle ore 15 dell’1.11.2018 l’ULSS dichiara il ripristino dell’utilizzo a scopo potabile dell’acqua distribuita dalla centrale di Boara Polesine. Si è quindi data comunicazione agli utenti del ripristino della potabilità dell’acqua erogata; avviso numero 9, news pubblicata nel sito aziendale e comunicazione ai tecnici regionali, ingegner Strazzabosco e dottor Dall’Acqua alle ore 15.13”. Aggiungo, anche l’ULSS 5 va ringraziata per la tempestività e per la disponibilità fornita per quanto riguarda questa emergenza.
L’1 era un giorno di festa, tanto per ricordarci, era giovedì, ed era come se non ci fosse alcuna festività in corso. Questa è la ricostruzione, se mi permettete, quasi ogni due ore, di quello che è accaduto prima, durante e fino alla ordinanza, da parte dei Sindaci, dell’acqua che torna potabile.
Aggiungerei, per essere anche conseguente ai ragionamenti, la domanda che ci eravamo fatti, che ho elencato prima, e cioè, “Quali interventi ha fatto Acquevenete e quali ha in programma per aumentare la capacità della centrale di Boara?”. Come diceva correttamente il Consigliere: “Se 36 di 64 Comune di Rovigo Consiglio Comunale monotematico del giorno 16 Novembre 2018 succede ancora, cosa accade? Come siamo messi?”.
“Per il rinnovo della centrale sono stati investiti negli ultimi due anni 800.000 euro, da ultimo adeguamenti impiantistici, impianto di rilancio in rete, come da nota del 13 giugno 2018, indirizzata anche al Comune di Rovigo, e interventi in corso per la sistemazione del serbatoio pensile.
Sono, inoltre, previsti importanti lavori di potenziamento delle infrastrutture idriche, per carenza di investimenti negli ultimi vent’anni, così pianificati: progetto per l’adeguamento decantatori, al fine di aumentare la ridonanza di trattamento dell’impianto, mantenendo l’attuale portata (euro 1,3 milioni) 2019-2020 - questa è la previsione - progetto per la realizzazione di nuovi comparti di processo, chiariflocculazioni e infiltrazioni a sabbia, al fine di garantire la potenzialità necessaria alla dismissione della centrale di Occhiobello, e creare una filiera parallela di processo (euro 5,5 milioni di euro) 2019-2021; per un totale di 6,8 milioni di euro”.
Questo, ad onor del vero, non è che l’abbiamo previsto dopo l’1 di novembre, ma era già nei piani dell’azienda. Io direi che, Presidente, se ritiene, la prima parte di ricostruzione di quello che è accaduto io ve l’ho descritta. Se vuole, Presidente, io rispondo già, proprio per non lasciare magari alla fine, quando siete tutti più stanchi, ad alcune considerazioni che Lei ha fatto sull’incompatibilità.
Allora, nel CdA che io presiedo c’è il Sindaco di Rovigo ed altri due Sindaci. Quando si è in Consiglio di Amministrazione, non si è il Sindaco di Rovigo, il Sindaco di Sant’Elena, e tanto meno il Sindaco di Pojana Maggiore; si è in un Consiglio di Amministrazione, che è regolato dal Codice Civile, come voi ben sapete, e la lista presentata all’assemblea dei soci viene votata dall’assemblea dei soci.
Non sta a me dire se ci sono incompatibilità per quanto riguarda il responsabile sanitario della città, ma io terrei separate le due cose.
Per quanto mi riguarda, le porte del mio ufficio a Monselice... devo dire, a Rovigo vengo a discrezione e poco, perché c’è un solo ufficio a cui io posso accedere, per le problematiche di barriere architettoniche, altrimenti verrei con più frequenza, e quando arrivo io, purtroppo, o devo fare uscire il Direttore Generale o qualche Dirigente, perché, per evitare di creare caos, sono...
La mia porta è aperta, non ho mai - e sfido chiunque - confuso i ruoli, né di Deputato... io, tra l’altro, sono stato eletto membro del Consiglio di Amministrazione nel gennaio del 2018, da un’ampia partecipazione trasversale, come gli altri miei sei colleghi; poi, il Consiglio di Amministrazione, nella sua pienezza e libertà, ha eletto il Presidente, che è chi vi parla.
Ripeto, non ho mai confuso i ruoli, né di Parlamentare, che è avvenuto dopo, tanto meno con il ruolo che Lei ha citato prima, che mi ha fatto, in questi ultimi sei mesi, anche diventare i capelli più brizzolati di quelli che io normalmente ho per natura. Per cui, mai, mai, mai confuso ruoli. So perfettamente quali sono le distinzioni e non posso sicuramente - per usare una sua frase, Consigliere - usare un mio ruolo diverso per condizionare maggioranze per la mia elezione.
Mi creda. Dopo potremo rimanere di un’opinione diversa, ma non... ho cinquant’anni e nella mia vita ho saputo sempre scorporare ruoli ed adempimenti, a tal punto che chiunque può venire a Monselice, non chiedo mai a chi mi prende gli appuntamenti il colore politico e quant’altro.
I Sindaci - consideri che sono centootto i Sindaci che fanno parte di Acquevenete - e non ho mai e poi mai fatto alcun tipo di distinzione di colore politico e, tanto meno, ho questo potere di determinare maggioranze, perché avrei, forse, compiuto... (intervento fuori microfono) No, no, non mi metta in bocca... Io sono qui come Presidente di Acquevenete e, ripeto, so distinguere i ruoli.
Poi non so se ho dimenticato qualche domanda, ma quelle dal punto di vista, magari... se ci sono delle necessità di tipo tecnico, a parte l’avvocato Manto, c’è anche l’ingegner Milan dall’A.T.O., che dopo sentiremo, e poi sono qua per qualsiasi considerazione e qualsiasi domanda.