Adozione della variante generale al piano degli interventi
Studio Tombolan & Associati
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Buonasera a tutti. Mi è stato chiesto di presentare brevemente il piano degli interventi, che è il primo piano degli interventi vero di Rovigo. Ricordava l’Assessore prima che con la legge del 2004, la n.
11, il Piano Regolatore Generale, il PRG, viene sostanzialmente archiviato e sostituito dal PRC, cioè Piano Regolatore Comunale, che è composto da due anime: il PAT, piano di assetto del territorio e il piano degli interventi, con contenuti molto diversi, cioè il PAT si occupa delle scelte strategiche e strutturali, il piano degli interventi, detto anche piano del Sindaco, è il piano operativo, il piano che dà le regole per le cose che si fanno e rapportato con le effettive possibilità di trasformazione del territorio.
Teoricamente il piano degli interventi è in attuazione del PAT, in attuazione delle scelte strategiche del partner, e in ogni caso deve rispettare tutte le indicazioni di carattere strutturale che possono riguardare l'assetto idrogeologico, i vincoli e quant'altro previsti dal PAT. Per Rovigo, questa sorta di rivoluzione del 2004, prende corpo nel 2012, cioè molto dopo, e il PAT entra in vigore nel 2012, l’Assessore ricordava prima.
Da quel momento il PRG diventa provvisoriamente il primo piano degli interventi per le parti compatibili con il PAT. Non esistono documenti che indicano quali siano queste parti compatibili e quale sia la parte di PRG che è effettivamente piano degli interventi.
In ogni caso su questo documento, su questo complesso di documenti tecnici, sono state fatte una serie di varianti parziali, senza mai chiaramente procedere nell'indicazione della legge, che è quello di cominciare ad allineare rispetto alle scelte del PAT tutta una serie di contenuti.
Stiamo parlando non più di un piano urbanistico, ma di strumenti per il governo del territorio, cioè strumenti che si estendono alla gamma delle politiche urbane e territoriali di un Ente Locale, e che dovrebbero portare, avrebbero dovuto portare - lo scopo era questo - ad allineare sugli obiettivi del PAT tutti i vari settori del Comune, non solo la parte urbanistica, ma tutti i vari settori che si occupano delle varie parti, delle varie componenti, delle varie funzioni che sono presenti nel territorio.
Questo processo in realtà non è stato attivato se non in un tempo abbastanza recente e di strada per mettere a sistema tutto ce ne è da fare. Intanto però dal 2012 a oggi il mondo voi sapete che è cambiato, non una ma forse tre volte, e gli scenari economico, sociali, legislativi e gli assetti territoriali, sono completamente diversi.
Le scelte strategiche, non tanto quelle strutturali, ma quelle strategiche del PAT, agli occhi di chiunque le voglia valutare sono da verificare e sono abbastanza datate, per cui in questo momento, a distanza di vent'anni dalla Legge Regionale, a distanza di dieci anni dal PAT, non è pensabile che si possa passare ad un mero processo di attuazione del PAT, ma piuttosto, come nel documento del Sindaco era ben chiarito, di una valutazione selettiva di quelle che sono le scelte strategiche ancora attuali, integrandole con quelle che sono diventate urgenza alla luce di molti avvenimenti di questi anni, e di lasciare in stand-by, in attesa di una radicale modifica e aggiornamento del PAT, le scelte che non sono più attuali.
Per cui non ha più senso pensare ad una crescita demografica, che non c'è mai stata ma che tantomeno si può ipotizzare che ci sia, una crescita che vada a occupare sempre nuovo territorio, non sono più pensabili una serie di processi che il PAT in realtà ancora teneva presenti.
Nel documento del Sindaco si dava già questa indicazione, cioè il piano degli interventi era uno strumento che cominciava a mettere a sistema una serie di elementi messi in evidenza dal PAT, ma anche dalla legislazione regionale e nazionale che sono venute anche dopo del PAT stesso. Il piano degli interventi non è il vecchio PRG. E’ la parte operativa del vecchio PRG.
Per cui è una cosa che non ci siamo abituati ancora, da come io vedo che vengono fatte molte valutazioni, non siamo ancora abituati a capirne il senso. E’ uno strumento di gestione, è uno strumento che ogni anno, ma anche più frequentemente, l’Amministrazione può innovare e aggiornare per perseguire le politiche urbanistiche in base alle risorse disponibili, mobilitabili, in base alle possibilità che di volta in volta possono affacciarsi a questa cosa.
Per cui è uno strumento che ha una complessità tecnica di impianto, ma che è predisposto per implementazioni facili e continue.
Possono intervenire degli accordi pubblico privati, possono intervenire dei finanziamenti regionali, nazionali, possono intervenire tante cose che, se sono coerenti con l'impostazione data dal piano, facilmente possono costituire delle varianti che con due Consigli Comunali vengono approvate, cioè il piano degli interventi non deve più andare in Regione, in Provincia, eccetera, ma sta qui in questa aula. Di questo bisognerebbe abituarsi.
E’ uno strumento da non drammatizzare, ma è uno strumento operativo con il quale si può intervenire tempestivamente e non sempre al traino delle necessità.
Sono subentrate nuove leggi che facevano riferimento a delle esigenze sacrosante, cito per tutte il consumo di suolo, che in qualche maniera, combinata con una serie di dispositivi che già la Legge 11 conteneva, ha consentito una redazione del piano degli interventi che ha avviato questa nuova prospettiva, peraltro invertendo l'ottica: non più gli insediamenti che dettano le leggi della crescita, ma l'ambiente e il paesaggio esterno che cerca di dare input e forma agli insediamenti, cioè si rovescia, si cerca la qualità non pensando di farla derivare da un ragionamento urbano, urbanistico, dove la qualità vediamo che è molto carente, ma cercando delle coerenze che vengono dall'esterno.
Il piano pone le premesse perché queste cose possano avvenire. Gli elaborati che ricordava prima l’Assessore sono stati elencati. Questo pacchetto di tavole, quindi la tavola 2, è una tavola che non è usuale nei piani; è una tavola che si occupa proprio di questi aspetti, cioè l'aspetto della qualità urbana, ambientale e paesaggistica, rispetto alla quale derivano una serie di conseguenze.
Molti guardano a questi contenuti come degli appesantimenti degli oneri ulteriori, dei lacci e laccioli, senza ricordare o senza verificare che oggi un intervento che ha qualità, ha valore; lo stesso intervento, con la stessa dimensione ma privo di qualità, non ha nessun valore, non ha nessuna appetibilità sul mercato. Per cui il mercato in questo caso tende a fare chiarezza.
I valori non sono dati dalle quantità dei metri cubi, ma dalla qualità dei metri cubi, dal contesto ambientale, urbano o paesaggistico, in cui questi metri cubi si collocano. E tendiamo con questo piano di dare la cornice perché nel tempo questa cosa possa ridare a Rovigo un'immagine molto diversa da quella che purtroppo in alcune situazioni oggi dimostra. La tavola 3, consente di graficizzare una disciplina di dettaglio che poi è in qualche maniera impartita dal repertorio normativo.
Le norme - voi da lì forse neanche riuscite a leggere i titoli - hanno una struttura classica ma che tende a raffrontarsi con quella del PAT, cioè a essere confrontabile e su molti contenuti deve in qualche modo mettere in chiaro le scelte che nel PAT risultano prescrizioni, rispetto alle quali non è possibile svincolarsi se non facendo variante allo strumento, al PAT.
Abbiamo una parte generale e una parte di vincoli e fasce di rispetto, salvaguardia idrogeologica, il sistema ambientale paesaggistico, il sistema insediativo, che è poi ripartito tra la struttura storica, la struttura residenziale, la struttura degli insediamenti produttivi, il territorio agricolo, il sistema dei servizi, il sistema infrastrutturale. C'è poi un titolo ottavo, che riguarda proprio le disposizioni programmatiche per la qualità urbana, ambientale e paesaggistica.
La struttura delle norme, e anche di questo era stato dato già annuncio nel documento del Sindaco, ha tre connotazioni: ci sono delle norme che sono regolative, delle parti che sono operative e delle parti che sono programmatiche.
Quelle regolative sono delle norme che permangono nel tempo e che mantengono la disciplina delle tutele degli edifici di valore per esempio, e non hanno uno stretto collegamento con le dinamiche urbanistiche e con il tempo che passa in qualche maniera; le norme operative sono norme che riguardano le cose che si possono fare, che ci si impegna di fare, pubbliche o private.
E’ chiaro che queste norme operative non sono norme di fantasia: o ci sono gli interventi per i quali si possono applicare questo tipo di normativa, oppure gli interventi rimangono nella terza a livello di norma, che sono quelle programmatiche, cioè delle parti dove si danno degli input, degli obiettivi che in qualsiasi momento, attraverso accordi, attraverso volendo anche varianti successive, si possono proporre degli interventi e a quel punto l'accordo viene inserito tra le parti operative del piano.
E’ un sistema che funziona, che bisogna un po’ entrarci dentro per capire il senso. Importante è capire che il piano degli interventi non è il vecchio PRG. Questo è fondamentale.
Non può essere un piano di fantasia. Il PRG era un quadro bellissimo, nella migliore delle ipotesi un bellissimo quadro, che aspettava che qualcuno lo attuasse in qualche punto. Nella realtà dove veniva attuato?
Solo nelle parti dove c'è la convenienza di attuarsi; nelle altre parti non veniva attuato, dove non c'erano i soldi non veniva attuato e pertanto era un po’ fuorviante. Il piano degli interventi non dovrebbe avere questo contenuto. Non è un quadro dei sogni ma, al contrario, dà un prospetto delle cose che si fanno.
Tra le varie novità della legge ed in questo piano degli interventi ci sono i criteri per l'applicazione del credito edilizio.
Adesso non credo valga la pena di entrare troppo nel dettaglio, ma il credito edilizio può essere, così impostato, uno strumento interessante per l’Amministrazione: primo, perché il PAT stesso prevedeva che l'attuazione delle aree a servizi, delle previsioni di aree a servizi, potesse essere attuato attraverso il pagamento attraverso crediti edilizi; la seconda cosa, perché delle leggi specifiche prevedono dei crediti edilizi quando si va a migliorare la qualità, si bonificano delle parti di territorio.
Questa è soltanto la copertina, ma è il registro elettronico dei crediti edilizi, perché la Regione chiede che questo sia un sistema integrato con la parte informatizzata del piano.
Dimenticavo che il piano per legge, e noi abbiamo dovuto farlo, è completamente ridisegnato, è stato completamente ridisegnato utilizzando il Geo DB: è un geo database; tutto il piano poi è costruito su questo sistema, che può consentire una gestione informatizzata anche a livello di uffici e che può essere implementato in quanto è un sistema aperto, non è un sistema proprietario: noi diamo tutti i file sorgenti e il programma d'uso è un programma è open source che si chiama QGIS e che viene utilizzato da moltissimi Comuni, dalla Protezione Civile nazionale.
E’ un programma che chiunque di voi può acquisirlo gratuitamente. Un elaborato che supporta questa spinta verso la qualità degli interventi, quello che la legge chiede, che si chiama prontuario per la qualità architettonica e la qualità ambientale. Non c'è tempo, ma voi ne avrete per guardarlo meglio e per entrare nel merito.
Sono delle buone regole che aiutano chi progetta, non obbligandolo a fare delle cose, ma facendogli scegliere attraverso quale modalità ottenere dei risultati che sono dati come obiettivi. Le tre tavole. Chiaramente qua si vede quello che si vede: questo è il montaggio della prima tavola, che è quella più classica, la zonizzazione, i vincoli.
Le tavole sono mi pare nove in totale, i fogli di una tavola sono nove, questo è un esempio. Il contenuto di questa tavola è la parte più classica del piano, cioè c'è la zonizzazione, i vincoli, gli elementi che riguardano la pianificazione di livello superiore, e poi una serie di situazioni anche particolari che avete voi, che riguardano aree produttive con una disciplina specifica, le aree a servizi pubblici e di interesse pubblico, e le attrezzature pubbliche.
Una cosa che è stata messa in chiaro, che prima non lo era, è la valutazione delle quantità di aree a servizi.
I servizi per legge sono di due livelli: ci sono i servizi per la residenza, che erano i vecchi 18 metri quadri/abitante del Decreto Ministeriale 68, e che riguarda parcheggi, scuole, le attrezzature di interesse comune, il verde pubblico per i parchi di quartiere; poi ci sono le attrezzature di livello territoriale, che sono anche le scuole superiori, i parchi urbani, eccetera, che hanno un altro livello, cioè non fanno più parte del minimo da garantire, quelli che erano i vecchi 18 metri quadrati della legge nazionale, ma sono un'altra parte, e si chiamano zone F questi secondi.
Per cui abbiamo diviso queste due famiglie cercando di fare chiarezza. Sto cercando di seguire un filo. Siccome vedo alcune persone che sono attente, semmai mi date dei segnali se sono troppo lungo.
Non voglio parlare per perdere tempo, al contrario. Sulle aree a servizi. Vale la pena di ricordarlo già qui: uno degli obiettivi che era dato per questo piano era quello di mantenere una struttura di quella che viene chiamata la città pubblica, quella costituita dalle funzioni di servizio, ma di mantenerla soprattutto nei punti dove era carente, cioè mantenere le previsioni di queste strutture.
Per cui sostenere un ragionamento sulle frazioni, cercando di migliorare la qualità della vita, chiaramente passa attraverso o la conferma o la dotazione anche di aree a servizi. Per cui, pur mantenendoci ai limiti minimi obbligatori, abbiamo cercato di sostenere questo.
E’ chiaro che una previsione di area a servizi nel piano, o ci sono poi i soldi per procedere all'attuazione, oppure c'è il meccanismo del credito edilizio, cioè dove i proprietari di queste aree possono chiedere i crediti edilizi e poter costruire qualcosa in cambio di quest'area, per cui è un meccanismo che va molto spiegato, perché si può trovare il modo di attuare delle parti anche interessanti di completamento soprattutto dei piccoli insediamenti attraverso anche un ritorno interessante dal punto di vista edilizio.
Chiaramente tutte queste cose hanno dei riferimenti nel PAT, per cui non è che potevamo fare di testa nostra tutto. Abbiamo cercato di orientare poi all'interno degli obiettivi che c’erano stati. La salvaguardia idrogeologica.
Anche qui non sono stati fatti - noi non siamo competenti per farli - ma non sono stati previsti nuovi studi di questo genere.
Abbiamo dovuto utilizzare tutto quello che era già individuato nel PAT, per cui sono cose che, finché non sono cambiate, sono prescrizioni e pertanto sono state riportate, per una facilità anche di lettura, tutte sulla stessa tavola, in modo che in questa tavola si riesce a leggere contemporaneamente una serie di cose, come pure tutta la gamma delle fasce di rispetto che ne avete di tutti i tipi.
Le grafie, che chiaramente qui non sono particolarmente visibili, ma mettono in evidenza tutti questi elementi sovrapposti. Sono tavole grafiche ma sono tavole da consultare in termini informatici. Questa è l'immagine del sistema, più che essere il sistema stesso.
Abbiamo tolto alcune cose strane, che da voi nel PRG alcune fasce di rispetto costituivano zona, mentre la fascia di rispetto è qualcosa che si sovrappone alle zone. In alcuni casi questa cosa bisogna ricomporla, ci aspettavamo di ricomporla anche avendo stimolato alcuni accordi in alcune parti. L'altra questione riguarda le fasce di rispetto cimiteriale.
Anche lì abbiamo fatto una lunga ricognizione che le ha riportate ad una dimensione che è quella corretta. La seconda tavola. La novità di questa, dal punto di vista generale territoriale, è il parco agrario che sta intorno all'edificato principale di Rovigo.
Il cuore di questo parco, la parte marginale di questo parco aderente agli insediamenti, è quella che abbiamo chiamato green belt, cioè la fascia verde, che oggetto di approfondimenti progettuali affidati anche ai privati se vogliono, o affidati al Comune quando avrà voglia di farli, che possono dare origine anche a un ridisegno dei bordi edificati anche a piccoli incrementi dell'insediamento, ma con la finalità di migliorare l'interfaccia che c'è tra l'insediamento e lo spazio esterno.
Qui ci sono delle grafie anche abbastanza visibili che indicano parti dove vanno convogliati finanziamenti, interventi, risorse, come volete chiamarli, per la mitigazione dell'impatto visivo acustico, più in generale ambientale, delle infrastrutture o piuttosto anche di insediamenti produttivi.
Vediamo nei contenuti: abbiamo tutto il sistema ambientale e paesaggistico, che deriva in parte dal PAT, in parte l'abbiamo implementato noi; la rete ecologica, anche questa impostata a livello PAT e sviluppata dagli studi fatti con il nostro agronomo; tutto il sistema dei percorsi ciclabili e ciclopedonali distinti tra quelli già esistenti e quelli che hanno una prospettiva operativa di essere attuati, che sono contenuti nel Biciplan, che sono in qualche maniera divisi per gerarchia.
Infine abbiamo delle disposizioni programmatiche per la qualità urbana, ambientale e paesaggistica, individuate con questa simbologia.
Voi vedete che sono delle tavole più da consultare che da guardare da lontano; vedete che ci sono dei perimetri, per esempio questo perimetro verde, io lo vedo verde, che indica un ambito non vincolante ma un ambito nel quale fare degli approfondimenti progettuali per ottenere delle finalità, che possono anche essere quella di attivare delle forme di interventi edilizi, e sicuramente quelle di migliorare la qualità ambientale e funzionale di questi luoghi.
Lo stesso ci sono dei simboli: questo simbolo indica che sono dei luoghi preferenziali per la riforestazione e la riforestazione viene equiparata in qualche maniera ad uno standard urbanistico, cioè può essere ottenuta anche in compensazione o a scomputo per capirci di eventuali oneri. La terza tavola, e sto finendo, è una tavola che serve per capirci.
E’ una tavola dove ogni area ha il suo nome e cognome; mentre nella prima tavola c'erano le famiglie di aree, di zone, qui invece ognuna ha il suo nome e cognome, che poi è un codice informatico nel sistema, è un record; queste aree fanno riferimento al repertorio normativo, cioè ogni area è un record, una linea nel repertorio normativo dove in prima battuta noi abbiamo riportato esattamente la stessa disciplina che c’è oggi nel vostro PRG; in seconda battuta l'abbiamo ricorretta dove era evidentemente conflittuale con gli obiettivi che erano dati, e in ogni caso le singole righe, cioè qui è una riga, contiene una serie di indicazioni che, volendo, possono essere anche oggetto di variante puntuale che riguarda esclusivamente quell'area e che non sconvolge l'impalcato di tutta la variante.
E’ un modo per poter leggere ma anche gestire gli eventuali aggiustamenti della variante. Io credo di aver dimenticato una serie di cose, ma il tempo è un po’ questo e sono arrivato alla fine. Grazie.