Grazie Assessore. Architetto, se vuole procedere. Le chiedo cortesemente di mettere in moto tutta la sua sintesi nella chiarezza comunque sinteticamente.
Arch. TROLESE: Buongiorno a tutti. Come ha detto l’Assessore, il punto di oggi è l'adozione di quella parte di territorio che non era stata pianificata o comunque non era stata oggetto di pianificazione dalla variante 12 che avete adottato a novembre, e quindi trattiamo la parte più storica della vostra città che è il centro storico.
Un excursus urbanistico. In urbanistica la città si suddivide fondamentalmente in tre parti: una prima parte che è la città storica, la seconda parte che è la città consolidata e la terza parte che è la città di espansione. E’ chiaro che queste tre città, queste tre parti di città, hanno approcci diversi.
Solitamente la parte della città consolidata, la città di espansione, ha delle regole che discendono dalla legislazione, dalla Legge nazionale urbanistica, e successivamente in particolare la normativa, il DM 1444/1968 che ha introdotto degli standard, ha introdotto delle quantità minime di spazi che la città deve far propri, ha introdotto una quantità di distanze che l’edificazione deve gestire nella gestione dell'edificazione.
La città storica invece è una città che è nata fondamentalmente prima della legge urbanistica, è nata sicuramente prima della legislazione degli standard. E’ una città che ha un approccio che è completamente diverso rispetto a quello che voi molto probabilmente avrete trattato con la variante 12. Ha un approccio solitamente diverso per ogni città, perché ogni città, ogni tessuto storico, ha la sua storia.
L’urbanistica, nel bene e nel male, è figlia della storia della città. Nella stesura di questo piano degli interventi, il primo modus operandi che io e il mio studio abbiamo gestito, abbiamo cercato di affrontare, è stato quello di comprendere il vostro centro storico, comprendere il vostro piano del centro storico del 1985, comprenderne quali erano i limiti, i motivi per cui quel piano non sia stato attuato o se quel piano fosse stato attuato.
Abbiamo fatto molti rilievi, molti percorsi all'interno del centro storico; abbiamo fatto molti rilievi puntuali sul tessuto insediativo e ci siamo resi conto che il centro storico configura due elementi di differenziazione, di instabilità: una mancanza di gestione organica di conservazione del patrimonio edilizio e anche un fenomeno di degrado, non solo architettonico ma anche sociale.
Solitamente il degrado sociale deriva dal fatto che il patrimonio architettonico non e più ben conservato e quindi, quando non è ben conservato, l'approccio economico per ristrutturarlo, per riconfigurarlo, determina un valore enorme rispetto al valore stesso del fabbricato, si tende a metterlo a reddito o a lasciarlo deperire. Uscire dalla città: questo non è un fenomeno solo di Rovigo, è un fenomeno che ha coinvolto gran parte delle città venete, se non italiane.
I dati ISTAT dell'ultimo censimento mostrano come la tendenza della fuoriuscita dalle città sia mutata, cioè si è ritornati a utilizzare la città, a richiedere la città. Questo perché la società di adesso è una società che cerca i servizi e i servizi, per fortuna, sono proprio della città.
Questo per dirvi che l’approccio che noi abbiamo fatto è quello di comprendere il piano del centro storico, che è un piano del 1985, quindi è un piano che ha quasi trent'anni sulle spalle; un piano che ragionava per grandi interventi, con un approccio massivo di trasformazione e che a mio avviso non ha dato i frutti sperati.
Questo piano cambia radicalmente il concetto, lo rende più semplice: il concetto con cui noi ci approcciamo al centro storico è un concetto di microchirurgia, cioè cerchiamo di recuperare i fabbricati facendo in modo che i proprietari privati di ogni fabbricato possano intervenire sulla propria proprietà senza essere coinvolti da altre realtà, quindi di poter ristrutturare il proprio fabbricato in autonomia. Quindi questo è il principio.
Una banalità nel dirlo, ma il primo punto, il punto più complesso, è stato quello di individuare i fabbricati, cioè di rendere corrispondente nella cartografia i fabbricati su cui poi vengono attribuite delle categorie di intervento, cioè delle modalità di intervento fabbricato per fabbricato, sulla scorta dell'effettiva proprietà, cioè dell’effettiva individuazione catastale. Quindi questo è stato un primo lavoro, un lavoro molto tecnico.
Il secondo lavoro è stato quello di comprendere la natura della composizione urbanistica edilizia delle varie parti della città, quindi per singolo fabbricato, quindi sempre con un approccio di microchirurgia urbanistica. Su questo innanzitutto si è cercato di comprendere quelle che erano le parti storiche della città, quindi quelle che erano le parti che nel tempo hanno mantenuto il loro grado di conservazione rispetto all'origine stessa del fabbricato.
Quindi abbiamo cercato di leggere le carte storiche della città, la pianificazione precedente, i PRG antecedenti al PRG oggi vigente, del 1985, e abbiamo costruito una stratificazione per comprendere quali erano le parti più importanti della città. Sulla base di questo abbiamo cominciato a ragionare su un approccio per gradi e abbiamo cominciato a comprendere quali erano i gradi di intervento per i vari fabbricati.
Abbiamo individuato quelli che sono i fabbricati tutelati ai sensi del Decreto Legislativo 42, beni culturali, per comprendere quelli che erano i fabbricati soggetti a decreto di vincolo, perché sono fabbricati che pongono vincoli diretti e indiretti poi anche per i fabbricati attigui, sia in termini di impostazione, di approccio architettonico, ma anche in termini di altezze. Una volta compreso i punti fermi della storicità del territorio, abbiamo cominciato a ragionare sulle modalità di intervento.
Le modalità di intervento le abbiamo sviluppate attraverso una lettura sistematica della legislazione, anche in termini di bonus energetici e di possibilità edificatorie. L’obiettivo principale di questo piano è la tutela e il restauro delle permanenze storiche ambientali, la salvaguardia della figurabilità dei luoghi del centro storico, perché il centro storico non va considerato come un elemento asettico, un elemento puntuale. Il centro storico è considerato un monumento nel suo ambito complessivo.
Il centro storico va considerato nella sua globalità, non per parti. Viene dato grande prestigio ad una valutazione del centro storico come previsto poi dal PAT per le diverse aree che lo compongono e in particolare per l'area più importante che è quella delle aree centrali, mediante la regolamentazione della sua individuazione spaziale, sperando e auspicando che il vostro piano della mobilità possa ridefinire un modello di sosta più organizzato.
La rigenerazione e la riqualificazione del patrimonio costruito, quindi attribuendo dei gradi che fossero più flessibili rispetto a quelli che oggi sono vigenti; per gradi intendo modalità di intervento sul patrimonio, perché chiaramente nel centro storico non si può operare come fuori dalla città storica, cioè ci sono delle modalità di intervento ben definite dal piano che individua cosa si può fare, cosa non si può fare.
E poi chiaramente cercare di creare, attraverso il recupero del degrado, una rimodulazione, una riqualificazione anche sociale della città. Il piano del centro storico si compone di 13 elaborati.
Contiene una serie di elaborati di analisi, analisi delle destinazioni d'uso, delle tipologie edilizie, dei numeri dei piani, dello stato di conservazione, dell'evoluzione storica, delle permanenze storiche presenti nella città; e poi una serie di tavole progettuali, l'individuazione del perimetro del centro storico, l'individuazione delle aree a servizi, l'individuazione dei beni culturali e degli elementi ambientali di pregio, le destinazioni d'uso e l'individuazione delle aree da destinare ai servizi collettivi, l'individuazione delle categorie di intervento, le norme tecniche, il prontuario per la qualità di architettonica e ambientale, la relazione programmatica, le banche dati alfanumerico e il quadro conoscitivo, la valutazione di compatibilità idraulica, la valutazione di incidenza ambientale, la verifica di assoggettabilità.
Parte trainante del piano del centro storico è l’elaborato 5, categorie di intervento, l’elaborato 4, destinazione d'uso e aree da destinare a servizi collettivi, e l'elaborato 6, norme tecnico operativo, e l’ancillare elaborato 7 puntuale per la qualità di mitigazione mentale. Questi sono gli elaborati fondamentali su cui poi si sviluppa il piano. L'approccio, come vi ho detto, è quello di intervenire attraverso interventi misurati.
Abbiamo cercato di rimodulare i gradi di intervento. Siamo passati da 11 gradi di intervento a oggi vigenti a 9 gradi di intervento, quindi restringendo il campo dei gradi di intervento. Sono rimaste fondamentalmente immutate le possibilità di intervento per i gradi 1 e 2: il grado 1 è il restauro, il grado 2 è il risanamento conservativo, prevedendo solo la possibilità di utilizzare i locali a destinazione abitativa con altezza minima superiore ai 2,4 metri.
Poi per il resto abbiamo mantenuto un riferimento abbastanza continuo, se non direi quasi sinottico rispetto al DPR 380, che queste due modalità di intervento le ha ben codificate che negli ultimi 15 anni non sono mai state oggetto di modifica.
Poi con l’Amministrazione abbiamo cambiato, abbiamo rimodulato molto il concetto di ristrutturazione edilizia, portando tre tipi di ristrutturazione edilizia che viene considerato come grado tre, sotteso al grado 3.1 ristrutturazione edilizia leggera, grado 3.2 ristrutturazione edilizia media, 3.3 ristrutturazione edilizia pesante. Ve le spiego veramente con un linguaggio facilissimo. La ristrutturazione edilizia leggero 3.1 prevede fondamentalmente il ripristino tipologico dell'intervento del fabbricato.
Siamo di fronte a dei fabbricati che hanno un valore ambientale architettonico, e si cerca in tutte le maniere di ripristinarlo senza andarlo a rivoluzionare rispetto alla sua storia, alla sua genesi.
Il grado 3.2, la ristrutturazione edilizia media, fondamentalmente mantiene il fabbricato dove è posizionato, ma ne permette lo svuotamento interno, cioè il fabbricato nella sua figurabilità rimane inalterato, ma al suo interno gli viene permesso la possibilità di svuotarlo completamente, quindi è possibile in qualche maniera ristrutturarlo in maniera completa.
La ristrutturazione edilizia pesante, grado 3.3, prevede, a differenza di questi due gradi, la possibilità anche di arrivare alla demolizione e ricostruzione, quindi creare un fabbricato completamente diverso rispetto a quello esistente.
Nella possibilità di ristrutturazione edilizia 3.3 c’è anche la possibilità di introdurre all'interno del territorio comunale un'architettura completamente diversa rispetto all'architettura, che finora è presente all'interno del territorio, architettura storica che contorna l'edificato storico della città.
Questo perché io sono dell'idea che c'è un punto di equilibrio tra conservazione e innovazione: innovazione, perché l'architettura è comunque un linguaggio dei nostri tempi, è un linguaggio che cambia ed è giusto che anche il centro storico, per quei progetti che sono meritevoli e che verranno valutati dal Consiglio Comunale per attingere a questa modalità, possono essere inseriti all'interno del centro storico. Faccio un esempio banale: negli anni 70 Parigi mai avrebbe pensato di edificare il Beaubourg.
Lo fece con un gruppo di professionisti allora sconosciuti, uno era Renzo Piano, l'altro era… non mi ricordo neanche più… era un Architetto inglese, scusatemi ce l’ho sulla punta della lingua, che erano sconosciuti e adesso sono diventati dei grandissimi Architetti, sono grandissimi Architetti, Archistar direi. Quindi la possibilità che il centro storico possa diventare anche un incubatore di architetture innovative, è giusto che ogni centro storico ne abbia la possibilità.
Architetture innovative vuol dire che sono architetture che hanno un grande valore. Quindi le future Amministrazioni potranno considerare interventi di prestigio e potranno in qualche maniera marchiare il proprio percorso amministrativo anche attraverso questa possibilità.
Poi rimangono inalterati il grado 4, che è il grado di demolizione senza costruzioni, in cui si prevede, rispetto alla regolamentazione vigente, nel caso in cui ci sia una demolizione senza ricostruzione, l'attribuzione di un credito edilizio, Il grado 5 che è la demolizione con ricostruzione: nel momento in cui ci sarà la ricostruzione, si applica la norma della ristrutturazione edilizia pesante e pertanto anche con la demolizione e ricostruzione completa e lo spostamento di sedime del fabbricato.
Il grado 6, la nuova edificazione, che in qualche maniera viene recepita attraverso un sistema di schede progetto, cioè di interventi misurati che vengono acquisiti all'interno del centro storico attraverso gli accordi pubblico privati che voi avete già in qualche maniera avuto modo di prenderne conoscenza, visto le delibere precedenti. E il grado 7, l’approccio di porre delle zone all'interno del territorio comunale che non sono edificabili, che non sono trasformabili.
Si tratta del grado di tutela dello stato di fatto che permette di mantenere inalterato l'equilibrio tra lo spazio pieno e lo spazio vuoto. Qui vi sintetizzo quello che vi ho in qualche maniera raccontato in questa maniera.
Questa è la tavola delle categorie di intervento in cui vedete: con i diversi colori sono individuati tutti i fabbricati che sono all'interno del centro storico; per ogni fabbricato viene attribuito queste modalità di intervento sulle nove che vi ho raccontato; questi fabbricati sono quei fabbricati che in qualche maniera hanno una netta corrispondenza con il catasto e quindi con la proprietà catastale, che permette al singolo proprietario o chiaramente al condominio e quindi all’unità condominiale, di poter intervenire nella propria proprietà, senza dover essere coinvolto con altre proprietà attigue.
Quindi questo è un elemento importante perché è un elemento di snellimento della procedura di intervento sul proprio patrimonio. Sintetizzo.
Vi faccio vedere una scheda progetto: questa è una scheda progetto, quindi un ambito in cui si è fatto un focus particolare di intervento all'interno del territorio e questo è un esempio per farvi capire come l’Amministrazione e le future Amministrazioni potranno intervenire puntualmente all'interno del territorio, individuando specifiche modalità di attuazione, specifici parametri urbanistici anche diversi rispetto a quelli massimi previsti o in maniera ordinaria all'interno delle norme tecniche, e delle specifiche note particolari, attraverso un rapporto di negoziazione tra il pubblico e il privato.
Sono stato sintetico.