Qui ci sarebbe parecchio da dire e ho cercato di sintetizzare per non togliere spazio comunque a tutti gli interventi e agli altri argomenti. Cerco di focalizzare, quindi, le questioni. Faccio un discorso un po’ in generale, proprio per riassumere la situazione.
Intanto mi preme precisare che il centro antiviolenza ha un ambito territoriale provinciale e che il Comune di Rovigo ha sempre svolto la funzione di capofila, con quello che quindi ha comportato quando uno fa il capofila, quindi ha avuto tutte le funzioni amministrative, partendo dalla predisposizione del progetto, si è fatto parte attiva nel ricercare i finanziamenti, ha svolto tutte le procedure di gara, ha offerto il supporto logistico e amministrativo al comitato di pilotaggio.
Per fare un breve excursus su che cosa era il centro antiviolenza, è partito nel 2013 con un progetto triennale, frutto della collaborazione del Comune di Rovigo, U.S.S.L. 18 e 19 e Regione Veneto e di sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. In questo periodo diversi sono stati gli affidamenti fatti ad operatori in base alle disponibilità economiche del momento, molte le proroghe e i differimenti tecnici, quando la normativa permetteva.
Questo progetto si è concluso a giugno 2016, si è riusciti comunque a proseguire l’attività fino ad aprile 2017 grazie a fondi messi a disposizione dalla Regione tramite un bando che è uscito lo scorso anno e che ha avuto la sicurezza dei contributi a novembre del 2016 e del Comune stesso di Rovigo. Questo progetto comprende due servizi, come ben sapete: il centro antiviolenza e la casa rifugio.
Il primo consiste in un’attività di sportello, di sensibilizzazione, presa in carico della donna vittima di violenza, supporto sociale, psicologico e legale, l’accompagnamento nel percorso che viene individuato per ogni persona. Il secondo, ospitalità alle donne a rischio, in un locale messo a disposizione dal Comune di Rovigo. In questo periodo, quindi dal 2013 ad adesso, ha assistito mediamente una sessantina di donne all’anno, mentre la casa rifugio ha ospitato solo due donne di cui una con due figli.
Attualmente non c’è nessuno. Fino al 31 dicembre 2016 affidataria è sempre stata la cooperativa Peter Pan, mentre l’ultimo affidamento è risultato a favore dell’Associazione di promozione sociale Ametiste il cui contratto scadeva il 30 aprile 2017. Ma arriviamo, credo, alla domanda principale: perché si è arrivati alla sospensione.
Innanzitutto va premesso e sottolineato che viene garantita una risposta base alle donne in difficoltà, tramite gli uffici dei servizi sociali del Comune, che possono indirizzare al consultorio familiare o ai centri limitrofi, ma dobbiamo soprattutto inquadrare la questione dal punto di vista giuridico.
Questo è un servizio che non può essere gestito direttamente dal Comune, ma deve essere affidato ad un soggetto che ha una libertà di manovra e un’elasticità di movimento tale che possa gestire con efficienza un servizio di questo genere. E, per fare questo, cioè per affidare un servizio all’esterno, occorre fare una gara, come sapete. E le modalità sono più o meno complesse a seconda dell’importo a base di gara.
Ma prima di iniziare la procedura, occorre avere la copertura dell’intera spesa che serve per il periodo di riferimento ed è questo il principale problema, cioè il problema con Pag. di 64 la P maiuscola perché non c’era e non c’è tuttora questa certezza dei fondi, presupposto indispensabile per avviare una gara. Non c’è stata nessuna cattiva volontà ed inerzia dell’Amministrazione, non c’erano le condizioni.
I diversi soggetti coinvolti, che sono appunto, abbiamo detto, la Regione, l’U.S.S.L., il Comune, la Fondazione Cassa di Risparmio, in parte anche allo Stato, cui abbiamo partecipato ad un bando l’anno scorso, siamo risultati idonei, ma non ha finanziato il progetto, questi danno in linea di massima magari delle disponibilità perché a Bilancio, come ha scritto anche la Regione, ci sono i fondi, ma perché vengano ad essere passati nelle casse dello Stato occorre che ci sia un bando, una procedura, a seconda degli Enti.
Solo in quel momento l’Ente ha certezza dei fondi e solo in quel momento può partire con le procedure di gara. Questo è la norma che lo impone.
E facciamo presente che il Comune si è attivato prontamente a cercare quello che erano i fondi necessari per cercare di evitare la sospensione o adesso di riattivarla al più presto, ma anche ad oggi, dopo tutto quello che è stato fatto e che si è mosso abbiamo la certezza solo di una parte delle risorse finanziarie, ma non certo di una somma necessaria per un periodo di progetto più consistente, ma nei primi mesi dell’anno non c’era neanche questa perché i soldi sono a disposizione quando gli enti approvano i Bilanci e nei primi mesi dell’anno, voi sapete, in genere i Bilanci non sono ancora approvati per cui soltanto il 26 aprile l’U.S.S.L., distretto 1, ha approvato il Bilancio sociale e ha potuto confermare, seppur tuttora è ancora voce, il contributo che aveva assegnato anche lo scorso anno, di 8.500 e ieri, e confermato anche questa mattina dal dottor Brazzale, l’U.S.S.L., distretto 2, quindi quello di Adria, conferma che anche lei manterrà il contributo dello scorso anno.
Totale, per fare quattro conti: 12.500 euro circa, di questi, che ancora comunque, volendo trovare il pelo nell’uovo, non abbiamo conferma scritta, possiamo disporre. Accanto a questi, tutto il resto al momento sono parole. Che cosa quindi proponiamo di fare?
Ci siamo ritrovati al tavolo tecnico perché qui le problematiche si intrecciano di diverso genere, quindi abbiamo detto: reperimento risorse, risorse certe, procedure di gara e la cosa che possiamo fare in questo momento e che è stata ritenuta la più efficiente è di espletare una gara in formula semplificata, quindi con tempi molto ridotti, con le risorse che, da un lato, diciamo, sono sicure dall’U.S.S.L., e dall’altro verranno anticipate con il Bilancio del Comune sulla base di presunte, insomma, disponibilità che probabilmente verranno dalla Regione quando pubblicherà il bando, che comunque è preannunciato per quest’estate, il che vuol dire che, ora che presentiamo la domanda e abbiamo la risposta, andiamo a finire, come l’anno scorso, ad ottobre - novembre.
Però queste risorse, seppure parziali, permetteranno di finanziare una prima tranche di progetto per poter riaprire il centro, pensiamo, ai primi di luglio.
In questo tempo, che partirà dal luglio a fine anno, il progetto sarà momentaneamente semestrale, potremmo riuscire ad avere le conferme degli ulteriori fondi, che ci si sta muovendo per avere e che in qualche maniera qualche assicurazione c’è, parlo ancora della Regione, parlo della Fondazione, forse qualcosa in più da parte dell’U.S.S.L. o anche dei fondi nazionali che dovrebbero convogliare tramite la Regione stessa.
Questo ci permetterà di fare un bando più consistente per un periodo più lungo, ma dall’altro lato con le procedure più complesse che la normativa prevede perché, quando gli importi superano certi livelli, occorrono procedure ad evidenza pubblica più complicate che implicano tempi più lunghi.
Però non volendo attendere oggi questi tempi, partiamo, come ho già detto, con la forma semplificata, riusciamo ad aprire il prima possibile e, nel tempo che ci rimane, con le certezze, ribadisco, delle risorse, potremmo fare il resto, riuscire a portare a casa magari un progetto più consistente. Questa è stata, quindi, la soluzione che abbiamo individuato, privilegiando soprattutto l’apertura a breve.
Vorrei aggiungere una cosa un po’ personale, diciamo, la cosa triste è che il Comune in questa triste vicenda, perché triste è, sia risultato colpevolizzato, di fatto, essendo capofila, è stato quello che più si è attivato per riuscire ad aprirlo prima, averlo mantenuto aperto e cercare di evitare la sospensione.
Fino ad arrivare a quella proposta, che dispiace non sia stata comunque capita, di proroga di un mese e mezzo, con le risorse che erano in quel momento a disposizione, ma che permettevano, da Pag. di 64 un lato, di avere un attimino di respiro per riuscire ad acquisire forse altre risorse o ad attivare quelle procedure, che appunto vi dicevo, ma dall’altro lato, male che fosse, conteneva quello che era la sospensione stessa.
Questa mattina sono stata ad un convegno all’U.S.S.L., si parlava di disabilità, di percorsi all’autonomia del disabile e mi ha colpito una fase del professore dell’Università di Padova, che si riferiva ovviamente al mondo dei disabili, ma che è una frase, che sta bene, credo, in tale situazione ed è questa, dice: “Non cerchiamo, per non volere troppo, di non fare niente, accontentiamoci, è comunque meglio”.
In un altro passaggio ha detto: “Rimbocchiamoci le maniche e chiediamo oggi cosa possa fare, non domani, oggi”. Ed infine: “Cerchiamo delle soluzioni, non delle responsabilità” ed è questo che ritengo: facciamo quello che possiamo, con i mezzi che abbiamo, la normativa ci permette oggi, e non rinunciamo a delle piccole possibilità perché non riusciamo ad avere quello che magari sarebbe ottimale ma che purtroppo le condizioni non lo permettono.
Infine, concludo, dico che la cosa importante qui non è cercare delle responsabilità, ma credo che sia importante e prioritario trovare una soluzione al problema, eliminare eventuali criticità, che ci possono stare, che ci possono essere state, capire cosa si può fare per evitare che non si ripeta in futuro, tutto il resto eventualmente ci si penserà in un secondo momento.
Alla fine, insomma, la mia è un po’ un’invocazione di unire le forze per trovare la soluzione costruttiva per il problema oggi nell’immediato e poi anche per il futuro in una maniera più consistente perché l’obiettivo è di dare delle risposte e delle soluzioni alle donne. Ed io sono una donna. Grazie.