AUTOCONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE AI SENSI E PER GLI EFFETTI DELL’ARTICOLO 39, 2° COMMA DEL TUEL - RICHIESTA DI CONSIGLIO MONOTEMATICO IN MERITO ALLA EMERGENZA IDRICA E ALL’INTERRUZIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO ESSENZIALE DELL’EROGAZIONE DI ACQUA POTABILE - 30 OTTOBRE 2018 E GIORNI SUCCESSIVI”......................................................................................................................28 (NON E' STATA PRODOTTA NESSUNA DELIBERA) 2 di 64
Tecnico Acquevenete S.p.A.
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Porto il contributo per quanto riguarda questo MOSAV. Probabilmente, i Consiglieri nuovi non sanno che cosa sia. Lo ricordiamo, noi ormai con i capelli bianchi, come il consigliere Vernelli, ormai su questa cosa ne stiamo discutendo, come dicevamo prima, da diciotto anni.
Il MOSAV, di fatto, era il nuovo modello di programmazione degli acquedotti nell’intero territorio veneto; quindi, con MOSAV si intende il nuovo piano degli acquedotti a livello veneto. All’interno di questa grande pianificazione, poi c’era un sottoinsieme, che si chiama SAVEC, che era praticamente la struttura degli acquedotti del Veneto centrale, quella che interessa a noi.
Quindi, il MOSAV non interessava solo il Polesine, ma era un modello che andava a pianificare tutta la rete, tutto il sistema acquedottistico veneto. Per quanto riguarda, invece, il nostro territorio, c’era questo SAVEC. Il SAVEC, che è un sottoinsieme, la Regione ha deciso di gestirlo attraverso una propria società, che si chiama... ha cambiato denominazione nel corso degli anni e oggi si chiama Veneto Acque; è una società totalmente pubblica partecipata.
Per realizzare questa infrastruttura, che aveva dei costi importanti, la Regione ha dovuto ricorrere a finanziamenti, ovviamente, possibilmente sulla rete speciale, su Venezia, perché c’erano dei finanziamenti disponibili, per cui ha cominciato a realizzare una piccola parte di questo SAVEC. Il SAVEC prevedeva, praticamente, di alimentare tutta la zona sia orientale che occidentale del Veneto centrale.
Ha dato corso a quello del Veneto orientale, utilizzando i fondi per la legge speciale su Venezia, e poi mettendo anche dei mutui propri, perché la Regione ha realizzato anche con mutui propri. Ha realizzato oggi un’infrastruttura 40 di 64 Comune di Rovigo Consiglio Comunale monotematico del giorno 16 Novembre 2018 che viene quotata attorno a 150 milioni di euro, di cui 70 milioni con mutuo ancora a carico della Regione Veneto.
Questo piccolo sottoinsieme interessa solo la parte orientale del territorio veneto, quindi interessa Venezia, Padova orientale e il Basso Veneto. Finalmente, dopo lunghi tormenti, oggi siamo nella possibilità di avere contezza di quello che è possibile fare nell’immediato, a breve termine. Oggi la Regione ha rilasciato la concessione di emungimento da Camazzole; Camazzole è una zona delle risorgive del Brenta, a monte di tutte le zone un po’ di inquinamento, quindi immediatamente al termine della Valsugana.
C’è un’autorizzazione di 500 litri al secondo, che, nell’arco di qualche anno, una volta fatta una verifica sperimentale, può salire a 950 litri al secondo. Con questa portata buona, di acqua certamente di qualità, questo è indubbio... C.V.S. prima e anche (inc.), che ho avuto il piacere di dirigere, utilizzano da anni quell’acqua, e quindi è un’acqua certamente di grande qualità, su questo non c’è dubbio alquanto.
Dicevo, oggi abbiamo la certezza che da quelle fonti arriveranno, anche per i territori del Veneto orientale, attorno ai 900 litri al secondo; una parte di questi verranno utilizzati anche nel Polesine, e quindi ci consentirà di dismettere non tutte le centrali che adesso si approvvigionano dal fiume Adige e dal fiume Po, ma quelle che possono utilizzare questa acqua, che è erogata - come diceva prima il Presidente - a Cavarzere o a Cavanella d’Adige, non è che arrivi a Rovigo quell’acqua; quell’acqua, per il momento, non viene... era previsto che Rovigo fosse alimentato in fase successiva, con il sistema orientale.
Oggi la Regione Veneto è indirizzata a cambiare programmazione. Le risorse per fare la parte occidentale del SAVEC, che in questo momento non sono disponibili. Sono sorti, nel frattempo, altri grossi problemi, i PFAS.
Quindi diciamo che, nel medio periodo, certamente potremo pensare ad un piano di dismissione delle centrali per la parte del delta; mentre, per quanto riguarda la parte centrale del Polesine e la parte occidentale, dobbiamo arrangiarci con le centrali che abbiamo. Il piano che diceva prima sinteticamente il presidente Cortelazzo, che abbiamo discusso e approfondito in questa fase... perché fino ad un mese, un mese e mezzo fa, non sapevamo che fine avrebbe fatto il SAVEC.
Quindi, oggi siamo nella condizione di avere la certezza di quanta acqua viene e dove viene, e quindi il piano è quello, per la parte del delta, di (inc.) le centrali; per la parte della zona centrale, fare un centro molto forte, molto qualificato a Boara, e poi mantenere in vita sia Badia che Castelnovo Bariano, che sono le due fonti che abbiamo. Andremo a dismettere tre piccole centrali, che comunque hanno dei costi gestionali importanti, che sono Occhiobello, Polesella e Canalnovo.
Non è che dismettiamo le centrali, nel senso che le demoliamo; comunque sono centrali che terremo pronte per eventuali emergenze, perché sono centrali quelle più facili, sono acque da pozzo e hanno tutte altre tematiche rispetto all’acqua superficiale. Comunque, oggi, finalmente, dopo tanto tempo, siamo finalmente in grado di fare una pianificazione per quanto riguarda le fonti da approvvigionamento, che dia contezza.
Il modello strutturale aveva bloccato anche interventi di riqualificazione delle centrali, è questo il problema che si era anche posto. Vorrei dare solo un piccolo contributo per quanto riguarda la piena. Abbiamo dato dei numeri.
Dai dati idrologici si vede che, per quanto riguarda la piena dal 1928 ad oggi, sull’Adige, c’è stata una piena sola di 1.600 metri cubi al secondo e tutte le altre piene sono inferiori ai 1.250 di questa piena. Quando noi gestiamo una centrale, la gestiamo su base sperimentale. Ogni centrale ha una sua storia, una sua tecnologia.
L’esperienza per la gestione, come la facciamo? La facciamo gestendo interventi di emergenza. Quindi, la centrale di Boara, fino ad adesso, era stata tarata, gestita, organizzata, anche per quanto riguarda fatti di emergenza, su piene attorno a 1.000 metri cubi al secondo.
Abbiamo avuto una piena del 20% più alta, e questo è certamente comprovato dai dati idrologici. Un’altra originalità di questa piena, che, probabilmente, uno che non conosce questi tipi di (inc.) può anche non... è stata la rapidità di crescita. Noi la chiamiamo la velocità di propagazione della piena, ed è stata incredibile in questo evento, cosa che negli altri eventi non avviene.
Anche questo crea dei grossi problemi per quanto riguarda l’erosione che il fiume crea quando va in piena. C’è un trasporto solido, che è quello in superficie, che vediamo, ma c’è un grosso trasporto solido dal 41 di 64 Comune di Rovigo Consiglio Comunale monotematico del giorno 16 Novembre 2018 fondo. Questo trasporto solido dal fondo dei fiumi dipende proprio da questo problema di velocità di propagazione.
Quindi diciamo che tutti quei metalli, probabilmente, era materiale ormai mineralizzato sul fondo, che, attraverso questo fenomeno di grossa erosione al fondo del fiume, ha portato a questo tipo di problemi. Grazie e scusate.