Approvazione piano dell’illuminazione per il contenimento
Ditta INSIGNA/Milano Progettatrice Piano PICIL
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Buon giorno a tutti, grazie. Inizio velocemente la presentazione. Per cominciare presento lo studio tecnico che ha realizzato questo lavoro.
La pianificazione illuminotecnica ed il lavoro nell’ambito dell’illuminazione pubblica sono la nostra specializzazione più forte, siamo lo studio probabilmente che ha più background da questo punto di vista in Italia.
Abbiamo realizzato oltre 300 piani dell’illuminazione in tutto il territorio italiano; i nomi che vedete a sinistra è un elenco non esauriente dei luoghi dove siamo già intervenuti, ed abbiamo realizzato il piano più grosso che è mai stato fatto fino ad oggi, abbiamo rilevato oltre mezzo milione di punti luce. Passando al merito del piano, gli obiettivi e le finalità del piano sono molteplici.
Evidentemente è un’occasione di sviluppo organico, quindi un’occasione di pianificazione per il Comune che intende porre controllo sullo sviluppo del proprio territorio; apporta un contributo fondamentale ovviamente in termini di sicurezza e di vivibilità, e anche in termini di risparmio energetico, ovviamente; nonchè fornisce all’Amministrazione un elenco molto ricco di informazioni che descrivono lo stato degli impianti che, come è noto, è un’infrastruttura sensibile dal punto di vista anche economico; inoltre restituisce un’immagine più o meno esatta dello stato del servizio, dello stato degli impianti e della qualità dell’esistente.
Inoltre fornisce anche un importantissimo supporto all’Amministrazione per muoversi e orientarsi rispetto alla normativa di settore, che è relativamente ampia ed è altamente specialistica.
Quindi tra i compiti sotto il profilo illuminotecnico vediamo qui velocemente: sicurezza per gli utenti; informazione agli utenti sullo stato delle cose; fruibilità della città nelle ore notturne, questo è evidente; anche prevenzione delle azioni criminose, in quanto la relazione fra la percezione di sicurezza da parte della cittadinanza ed il buono stato degli impianti sono gli argomenti inevitabilmente legati.
Per quanto riguarda la compatibilità energetica abbiamo un occhio di riguardo al risparmio energetico, alle opportunità di risparmio, ma abbiamo anche gli aspetti legati al cosiddetto inquinamento luminoso, quindi contenimento della luminanza artificiale, una scelta attenta delle sorgenti, la parte più spiccata, pianificazione, e poi anche un’attenzione a cosa fare di tutto il materiale, le lampade esauste, che sono rifiuti particolari, come noto. Perché il PICIL?
Come è stato anticipato in premessa, quindi non mi soffermerò a lungo su questo aspetto, lo prevede la Legge Regionale 17/2009, quindi è un obbligo da questo punto di vista. La legge è interessante e specifica appunto lo spirito. La finalità è grosso modo duplice: c'è l'inquinamento luminoso, ed abbiamo anche l’aspetto di risparmio energetico.
Quindi l’intendimento della legge è quello di in un certo modo coercere i Comuni a prendere visione dello stato delle cose, a prendere coscienza dei propri impianti.
Inoltre il gruppo tecnico a livello regionale che ha redatto la legge ha redatto anche queste linee guida, che sono state emesse sempre nel 2009, e sono un documento informativo aggiuntivo che ha inteso istruire e fornire informazioni e indirizzo su come realizzare questo documento, perché evidentemente il testo della norma non lo descrive in maniera esatta. Questo documento ne descrive le finalità e fornisce uno schema di massima da seguire, che abbiamo puntualmente seguito evidentemente.
L’attività si è divisa in una fase di indagine sul territorio, e anche informativa con contatti ovviamente con il Comune, ed una parte di pianificazione nella quale si lavora il materiale che è stato raccolto. Passo velocemente a descrivere alcuni aspetti relativi all’analisi dello stato di fatto.
Si parte ovviamente dalle aree omogenee, che è un campo semantico che in questo caso deriva direttamente dalla pianificazione urbanistica, quindi aree omogenee, particolarità territoriali, quindi abbiamo quelle che sono le emergenze architettoniche e storiche del territorio, di cui si deve assolutamente tener conto in ambito illuminotecnico; la classificazione stradale, e questa deriva invece dal PGTU tipicamente, o dal PUT, come denominato altrove, dove vengono definite le caratteristiche e le prestazioni della rete stradale.
E poi si passa nel merito ad analizzare l’impianto di illuminazione esistente, che viene analizzato sotto una molteplice serie di aspetti, dove gli aspetti più rilevanti sono il colore della luce, la tipologia di apparecchi installati e lo stato di conservazione in generale.
Qui vedete a destra uno stralcio di analisi delle aree omogenee, che vi illustra cosa vuol dire andare a conoscere nel merito la città; serve anche al progettista per prendere confidenza con quello che è il territorio per conoscerne le particolarità; vengono individuate le aree come definite dal Piano Regolatore. Dopodichè si analizzano anche le particolarità territoriali, come vi ho anticipato poco fa, e quindi si vanno a mappare tutte le emergenze morfologiche e storiche che richiedono una attenzione speciale.
Questo è un brevissimo stralcio di tutti gli aspetti di cui il progetto di pianificazione deve tener conto. Vi mostro questo elenco per mostrarvi quale sia la sensibilità e la competenza che è richiesta per fare un’attività approfondita di questo genere. Vi sono una serie di grandezze fotometriche, che sono le grandezze necessarie per maneggiare il tema dell’illuminazione pubblica.
Esistono aspetti di valorizzazione del territorio, che richiedono una sensibilità spiccatamente progettuale per certi aspetti. Esiste un forte background tecnico, che deve essere necessario per capire quali sono le caratteristiche tecniche delle sorgenti e come la natura tecnica degli elementi che verranno utilizzati abbia delle conseguenze sotto il profilo energetico.
Il rilievo degli impianti esistenti è una parte molto importante del documento di cui oggi siamo qui a parlare, in quanto prevede un’attività sul territorio capillare e massiccia. Nella fattispecie abbiamo avuto varie squadre di personale altamente qualificato, che hanno battuto palmo a palmo tutta la città. Questo è accaduto a più riprese; l’ultima trance è stata a cavallo fra il 2015 e il 2016.
Non c'è via dove il nostro personale non sia passato, non siano state raccolte immagini fotografiche, non siano state rilevate strumentalmente altezze, interdistanza, in maniera tale da poter collocare ciascun punto luce in maniera molto precisa su una cartografia referenziata, che è stata la base di lavoro.
Come vedete, la quantità di informazioni raccolte con i punti luce è molto elevata: si va fino ad una trentina di informazione raccolte, che spaziano dal materiale del sostegno, alla tipologia del corpo illuminante, alla tipologia di sorgente, alla posizione ovviamente del punto luce, così come al fatto che il punto luce sia o meno a norma rispetto alla legislazione vigente. Il territorio, come vedete, è stato coperto in maniera capillare; quello che vedete è un estratto di una delle planimetrie.
Vi sono 40 tavole che raccontano il territorio sotto questo profilo, in cui quella più densa, che è la n. 40, ha reso necessario scegliere una scala di lavoro molto molto alta, 1:500, per dire qual è il grado di dettaglio svolto. Ovviamente ognuno di questi quadranti racconta e raccoglie tutta la natura degli impianti in quel particolare spicchio del territorio.
Per quanto riguarda l’analisi degli apparecchi, dei sostegni e delle sorgenti, le tavole grafiche che sono parte integrante del documento raccontano in maniera molto immediata e visiva qual è la natura degli impianti, infatti vediamo che abbiamo un simbolo diverso che fa riferimento ad un abaco molto esteso, che consente visivamente di identificare immediatamente la natura dell’apparecchio, che sia esso una lanterna decorativa, piuttosto che una armatura stradale, piuttosto che un proiettore funzionale o un proiettore architetturale; mentre il colore del punto luce nella fattispecie consente a colpo di occhio di identificare qual è la sorgente luminosa.
Non è scontato, comunque ci tengo a specificare che la sorgente luminosa è un aspetto di estrema importanza per quanto riguarda gli impianti di illuminazione, perché determina l’efficienza degli stessi, ma determina anche la qualità della luce che gli impianti restituiscono, e quindi è altamente correlata con la qualità ed il servizio che viene offerto alla cittadinanza. Quindi, come vedete, la tavola permette a colpo d’occhio di avere subito queste informazioni.
Inoltre, come noterete, c'è un codice che identifica univocamente ogni punto luce.
Questo codice permette di allacciare l’elaborato grafico, che racconta tutto quello che può essere raccontato in un colpo d’occhio, e lo collega ad un elaborato più corposo dai punto di vista dei dati, dove ogni punto luce è raccontato, identificato in una tabella in maniera univoca da questo codice, in tutte le sue accezioni tecniche, quindi tutte le informazioni che sono state raccolte sono qui presenti, quindi possiamo vedere l’altezza del punto luce, il fatto che ci sia o meno una coppa, per esempio, che lo rende fuori norma rispetto alla normativa regionale, identifica la tipologia di sorgente, il fatto che la linea di alimentazione sia aerea piuttosto che interrata.
Un elenco molto ricco di informazioni. Parimenti, analizzando il censimento, partendo appunto da questo elaborato tabellare, permette di andare a consultare in maniera incrociata, come una sorta di guida del telefono, quelle che sono le tavole. Quindi è davvero uno strumento conoscitivo che permette di apprezzare in profondità il lavoro svolto.
Una delle informazioni più importanti raccolte qui, che vi mostro, è un abaco, che, al di là di qualunque definizione verbale o scritta della tipologia di apparecchi, permette a colpo d’occhio di mostrare fisicamente che tipo di apparecchio abbiamo installato.
Quindi ad ogni punto luce che è stato censito è collegato un codice di abaco (qui vediamo gli stradali, che non a caso sono definiti con la lettera S, 01, 02, 03, 04), che ci permette di capire esattamente che tipo di apparecchio abbiamo in un dato punto del Comune.
Questo abaco ovviamente è molto esteso, non riguarda solamente le armature cosiddette stradali, ma ci descrive anche quelli che sono i corpi illuminanti decorativi, così come le plafoniere, incassi, apparecchi particolari, globi, lanterne, apparecchi di arredo urbano, e via dicendo. Quindi anche questo elaborato è molto esteso.
Per terminare il racconto di quella che è stata la parte analitica e conoscitiva del territorio, vi mostro alcune slide che raccontano a colpo d’occhio con dei grafici a torta cosiddetti lo stato un po’ degli impianti.
Vi anticipo che il Comune di Rovigo si trova in condizioni positive, se ovviamente comparato con quella che è la media nazionale, nel senso che la maggior parte degli impianti sono già realizzati con linee interrate, caratteristica tutto sommato non frequente sul territorio italiano; vediamo che quasi il 90% degli impianti sono alimentati con cavi dotti interrati, che costituisce un po’ lo stato dell’arte di questo tipo di installazione.
Abbiamo però anche una piccola percentuale di linee aeree, che tipicamente derivano dalle installazioni più vecchie evidentemente. La maggior parte di apparecchi sono armature stradali, quindi si tratta della tipologia più spiccatamente specifica per l'illuminazione stradale.
Abbiamo anche però un elevato numero, oltre un 10%, di apparecchi decorativi, e questo è anche un indice di quella che è la vocazione degli impianti rispetto a quella che viene chiamata oggi con un termine estero, city beautification, ovvero qualificazione del territorio, anche attraverso l’utilizzo dei corpi illuminanti come oggetti di arredo urbano. Abbiamo una ampissima gamma di apparecchi illuminanti, come vedete abbiamo lanterne, bollard.
Tutto è stato censito, dal piccolo parchetto fino alla grande lottizzazione. Per quanto riguarda lo stato di conservazione degli apparecchi, vediamo che lo stato è generalmente molto buono, e vuol dire che comunque gli impianti hanno ricevuto manutenzioni in maniera assidua. Ovviamente non farò nomi, ma in altri Comuni le percentuali sono estremamente diverse, e questo mi induce a concludere che le condizioni non siano affatto negative in questo preciso momento.
Per quanto riguarda invece la compatibilità, qui vediamo una lettura completamente diversa. Cos’è questa compatibilità rispetto alla Legge Regionale 17/2009? E’ la legge regionale in cui viene determinata quale tipologia di apparecchi non è conforme con le regole stabilite per determinare se un impianto sia o meno inquinante, e quindi stiamo parlando di protezione della volta celeste.
Un apparecchio a coppa diffonde oltre una certa.... adesso non mi metterò a descrivervi quella che la fotometria di un apparecchio, però un apparecchio che dirige luce nella parte superiore del proprio emisfero è considerato inquinante.
Tutti gli apparecchi costruiti fino ad una decina di anni fa erano fatti così, quindi il territorio italiano è ancora pieno di apparecchi, quindi ci tengo a specificare che se si pone in questo caso un problema di inquinamento luminoso, che è una sensibilità di acquisizione piuttosto recente da parte del legislatore, è anche vero che gli apparecchi inquinanti non presentano di per sè problemi funzionali dal punto di vista illuminotecnico, né pregiudicano la bontà del funzionamento degli impianti dal punto di vista dell’utente della strada, o del manutentore.
Quindi non vi deve spaventare questa ripartizione a metà del parco illuminante degli apparecchi a norma e non a norma. Sono impianti perfettamente funzionali, dove però sul lungo termine è evidente che va programmata una sostituzione progressiva, per venire incontro a questa maturata sensibilità rispetto, appunto, all’inquinamento luminoso.
Per quanto riguarda invece i sostegni, vediamo che la larga parte, quasi un 70%, sono pali zincati, che è la prassi; oltre a questi abbiamo un 25% di apparecchi che sono verniciati, un’altra prassi corrente. Questo è evidentemente utile ai fini di qualunque stima in ordine alla manutenzione, al mantenimento del parco impiantistico.
Per quanto riguarda i sostegni, lo stato di conservazione vediamo è mediamente buono; una piccola parte di questi pali, un 8%, li abbiamo identificati come vetusti, ravvisando segni di obsolescenza funzionale, quindi può essere un inizio di ossidazione, piuttosto che qualche problema che suggerisca appunto l’opportuna sostituzione a breve e medio termine. Per quanto riguarda le sorgenti luminose, vediamo che la parte da padrone lo fa ancora il sodio ad alta pressione.
Il sodio ad altra pressione é la sorgente principalmente utilizzata in ambito di illuminazione pubblica, perché per anni, e anni, e anni ha rappresentato lo stato dell’arte in termini di efficienza. Solo molto, molto recentemente il led è diventato competitivo, ma vi parlo forse di 12-24 mesi, prima non lo era assolutamente, quindi il territorio italiano è ancora ricco di questa tipologia di sorgenti, che tuttora sono molto funzionali.
Teniamo conto del fatto che su potenze medio-alte ormai le prestazioni si equivalgono; la differenza fra led e sodio ad alta pressione, per chi ne è al corrente, è fatta soprattutto dalla durata, che ha un’incidenza nell’arco della vita degli apparecchi. Qui vediamo le sorgenti luminose divise anche per potenza, e vediamo che le SAP 110 watt costituiscono la parte più importante, che è un dato perfettamente allineato con quelle che sono le medie di potenza sul territorio italiano.
Per quanto riguarda la classificazione delle strade, che è un elaborato molto importante, viene recepito quello che è l’assentito e lo stabilito nel Piano Generale del Traffico Urbano, nel PGTU, che nel caso di Rovigo risale al 2013. Laddove esista già un documento del genere recepito ed adottato dal Comune, è evidente che il piano della luce ne deve tenere conto. Se non ci fosse stato il PGTU sarebbe stato opportuno fare un’ipotesi da poi confermare progettualmente.
In questo caso il problema non si pone, perché c'è un PGTU, è stato analizzato ed è stato recepito in tutte le sue parti. Il PGTU ci dà un’informazione sulla rete stradale, intesa secondo quanto previsto generalmente dal Codice della Strada e dalla sua geometria. L’attività nel piano della luce è quella di incrociare il dato geometrico da Codice della Strada con le categorie illuminotecniche previste dalla normativa europea, recepite dall’Ente normatore italiano, che è UNI.
Quindi abbiamo un incrocio fra i dati del Codice della Strada, il PGTU e le normative UNI. Questo permette di definire per ogni strada una categoria illuminotecnica, ovvero un riferimento, che sarà utilizzato dal progettista che dovrà operare sul singolo impianto per effettuare tutte le operazioni previste a livello normativo e determinare le prestazioni di riferimento di quell’impianto, che sono prestazioni tipicamente espresse in termini di illuminamento.
Quindi vediamo che una data categoria corrisponde ad un illuminamento medio, piuttosto che ad una luminanza. Qui vediamo le categorie CE, vediamo alcune ME. In alcuni casi abbiamo un’indicazione in termini di luminanza, adesso non entro nel merito, comunque sono grandezze fotometriche che descrivono la quantità di luce emessa in una data direzione da una sorgente luminosa ed il grado di illuminamento in un dato punto.
Quindi qui abbiamo un riferimento sulle prestazioni di impianto per ciascuna strada. La norma UNI 11248, appunto, come vedete, ci fornisce un quadro esauriente: tipologia di strada, accezione di quelle tipologie di strada nell’ambito del suo contesto. I limiti di velocità sono un altro riferimento che viene impiegato per incrociare i dati.
Ed ecco la categoria illuminotecnica. Quindi questo lavoro è stato fatto estensivamente su tutta la rete stradale, adottando poi evidentemente le varie prestazioni, che includono valori di uniformità, di illuminamento, uniformità di luminanza, e anche grado di abbagliamento degli impianti. Qui vado avanti velocemente, sono altre categorie, ma queste tabelle non fanno altro che illustrare le prestazioni di riferimento per ciascuna di esse.
Poi abbiamo i requisiti normativi che vengono confrontati con una serie di casi che vengono raccolti e che fanno costituire un corpus di casi studio. Cosa vuol dire?
Censite le tipologie di strade presenti sul territorio, abbiamo incluso nell’elaborato del Piano Regolatore dell’Illuminazione un abaco di casistiche illuminotecniche, che secondo noi è un elaborato estremamente utile, in quanto fornisce sia al Comune che al progettista che si appresta ad operare in quell’area un riferimento tecnico di ordine di grandezza su come progettare e come dimensionare l’impianto.
Quindi per ogni categoria di strada presente abbiamo introdotto dei calcoli illuminotecnici specifici, declinati per le varie tipologie di sorgenti eleggibili.
E’ un corpus molto importante, di quasi 500 pagine, un documento di consultazione, che è posto a servizio sia dell’Amministrazione per farsi un’idea sommaria sulla bontà di un progetto sottoposto all’Amministrazione, così come anche al progettista che si appresta a lavorare in un punto specifico, e può avvalersi di questo elaborato per trovare un riferimento, una linea guida e verificare la bontà del proprio lavoro, fermo restando che l’onere di fare uno specifico progetto in una data via è ovviamente del progettista, e non del pianificatore.
Noi in questa sede siamo i pianificatori. Sempre nell’ambito di ciò che serve per operare sugli impianti, abbiamo anche una serie di regole che sono introdotte nel piano con lo stesso spirito con il quale le NTA regolano, per esempio, il da farsi in un Piano Regolatore o in un Piano di Governo del Territorio.
Quindi abbiamo una serie di casi, che sono territoriali, che sono il centro storico, piuttosto che una pista ciclabile isolata, piuttosto che una pista ciclabile affiancata ad una strada, piuttosto che un portico, piuttosto che un parcheggio o un centro sportivo, e per ciascun caso diamo delle regole, che - attenzione - non sono delle regole soffocanti, perché la cosa più delicata nella pianificazione è non privare il progettista della facoltà di progettare.
Quello che serve qui, e che abbiamo inserito in queste regole, è il minimo indispensabile per permettere che il territorio sia trattato in maniera uniforme ed omogenea, e cioè di poter a lungo termine contare su situazioni trattate in maniera assimilabile, per cui cercando anche di preservare quella che è la natura del territorio dal punto di vista morfologico, quindi prescrivendo una data tipologia di sorgente, o un colore della luce, formino i parametri minimi che garantiscano all’Amministrazione che i singoli progettisti lavorino in maniera responsabile e informata.
E quindi vediamo che vengono date indicazioni sulla tipologia di sorgenti, sulla tipologia di apparecchi, sulla temperatura di colore, ma anche sulla resa cromatica, e via discorrendo. Per quanto riguarda la compatibilità degli impianti alla Legge Regionale 17, come richiedono le linee guida, si fornisce anche in questo caso un riferimento puntuale. Ciascun apparecchio è analizzato sotto questa logica: l’apparecchio è a norma rispetto alla legge regionale, oppure no?
In base a questo, e in base anche al grado di manutenzione dell’impianto, cioè al suo stato manutentivo, cioè al fatto che sia o meno obsoleto dal punto di vista funzionale, che sia prestazionale, incrociamo i dati, e quindi stabiliamo qual è il grado di gravità dello stato di un punto luce, che può essere ovviamente nullo, cioè può trattarsi di un impianto in ottime condizioni, così come invece può trattarsi di uno specifico punto luce che è opportuno che richieda attività, attenzione.
E quindi, in base all’incrocio di questi dati, emettiamo un giudizio in termini di priorità di intervento. Nella tabella che richiamavo poco fa vediamo comparire una colonna che ci dice qual è la priorità complessiva. Per intenderci, un apparecchio di illuminazione in cattive condizioni avrà un certo grado di priorità.
Se oltre all’apparecchio vediamo un problema anche sul palo, quindi abbiamo un palo arrugginito che si unisce ad un apparecchio poco funzionale, avremo evidentemente un grado di priorità massimo. Quali sono le priorità più alte? Quelle che sono in qualche modo correlate alla sicurezza degli impianti, e quindi la stabilità dei sostegni, oppure alla loro sicurezza elettrica.
Abbiamo a cuore ovviamente il cielo stellato, però il fatto di essere inquinante dal punto di vista luminoso evidentemente occupa un grado di priorità più basso di ciò che non pregiudica nell’immediatezza la sicurezza del cittadino. Comunque la situazione, come vi dicevo poco fa, è buona, quindi non dovete immaginarvi alcun tipo di quadro drammatico. Qui vediamo come le priorità sono combinate per arrivare a dare un’indicazione unitaria di quelle che sono le attività da svolgersi.
Sempre come richiesto dalle linee guida, quindi, in base a questa priorità vengono indicati all’Amministrazione una serie di interventi. Perché la legge regionale ci chiede di indicare degli interventi per risolvere queste criticità?
Affinché evidentemente l'Amministrazione abbia contezza, abbia un’idea quantitativa, per quanto evidentemente la cosa abbia un valore ovviamente di indirizzo, di quello che è lo stato degli impianti, e quindi delle attività che idealmente separerebbero l'Amministrazione da un impianto in condizioni impeccabili, perfette ed aggiornate.
E quindi vediamo qui che abbiamo interventi di adeguamento funzionale, ed abbiamo soprattutto anche un’idea di quelli che sono i risparmi che idealmente si potrebbero conseguire con questi interventi. Intendiamoci che gli interventi sono tesi a raggiungere il minimo sindacale, quindi questa previsione di intervento non deve essere confusa con quello che può essere un progetto di efficientamento energetico mirato e dedicato.
L’efficientamento energetico si fa inserendo il progetto quando vengono eseguiti dei calcoli specifici su ogni via, e si ha la facoltà di avere un’idea esatta della quantità di illuminazione che è necessaria in un dato contesto, e quindi qui abbiamo un’idea di massima. Vediamo che alcuni interventi consentono di ottenere risparmio energetico, altri invece no.
In questa tabella vedete che gli interventi, per esempio, da ottobre 8 a 13 non ci danno alcun risparmio energetico, perché si tratta evidentemente di interventi magari sui sostegni, o sulle linee, che di per sè ovviamente non apportano alcun tipo di risparmio energetico; mentre i primi interventi sono interventi che godono delle migliori prestazioni di una sorgente luminosa, piuttosto che di un’altra.
A questo punto riportiamo due prospetti così come sono contenuti nelle linee guida che fanno parte della relazione principale del piano della luce, e ci danno un’idea complessiva, in pochi numeri, dei vostri impianti di illuminazione. Abbiamo circa 11.000 punti luce, grosso modo.
Qui riportiamo il dato anche in termini di flusso ed in termini di potenza, con un consumo energetico che evidentemente è qui indicato in termini analitici, e cioè è la restituzione di quello che dovrebbe consumare questo impianto in condizioni standard, a seconda delle potenze installate.
Vediamo anche nel secondo quadro qual è la differenza fra questi impianti prima e dopo l’intervento, che in termini pianificatori viene indicato nelle more appunto delle linee guida, e vediamo come i numeri evidentemente cambino, e l’efficacia media (dico efficacia volutamente, non efficienza, perché sono due cose molto diverse) aumenta drasticamente in seguito agli interventi, e vediamo che passa da circa 60 lumen watt a 82 lumen watt.
Per concludere, voglio darvi un’idea - questa è una cosa molto interessante - di cosa succede. Le linee guida richiedono in sede di pianificazione di fare anche delle previsioni su quelli che saranno i consumi, e questo è fatto nello spirito di fornire al Comune degli strumenti per la pianificazione a medio e lungo termine. Come si fa a prevedere quelli che saranno i consumi, e soprattutto quella che sarà la spesa?
E’ necessario analizzare la cosa per strati. Ovviamente il dato più rilevante in fin dei conti è il costo dell’energia. Disgraziatamente questo grafico vi vuole mostrare come il costo dell’energia sia virtualmente impossibile da prevedere.
Qui vediamo l'andamento dei prezzi da luglio 2012 a settembre 2015, come definito dall’Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas, e vediamo che le oscillazioni sono elevatissime. Qui la cifra è espressa, se non erro, in euro megawatt/ora, quindi si oscilla da un minimo di 161 fino a quasi 200 megawatt/ora, in uno spazio molto breve di tempo. Quindi diciamo che in questo caso l’oscillazione è quasi ubriacante; è impossibile fare affidamento su questi dati per fare una previsione a lungo termine.
Ovviamente l’amministratore è obbligato a tenerne conto, perché è necessario arrivare ad un numero, però, se si vuole fare un ragionamento a lunghissimo termine diciamo che non ha senso tenere conto di questo aspetto, come di una variabile.
Quindi, valutando il resto degli aspetti che sono rilevanti su una previsione di qui a dieci anni, dovremmo tenere conto del fatto che gli impianti tendenzialmente crescono, così come cresce l’urbanizzazione, e molto spesso laddove non cresce l’urbanizzazione aumenta la densità dei punti luce. Questo è fisiologico, in Italia, come in tutti i Paesi come l'Italia, con un certo grado di sviluppo economico e di civilizzazione.
Quindi di quanto crescono gli impianti i dati storici in nostro possesso ci permettono di dire che gli impianti mediamente crescono di poco meno dell’1% all’anno, e quindi da questo punto di vista il fabbisogno tenderà ad aumentare. Però è anche vero che cambia l’efficienza media delle sorgenti, grazie agli sviluppi tecnologici, e grazie al fatto che nel corso della manutenzione sistematicamente viene migliorata l’efficienza degli impianti.
E quindi, facendo una stima molto prudenziale, perché abbiamo visto un balzo rapidissimo nell’efficienza in questi anni recenti grazie al led, ma sarebbe molto rischioso assumere che la crescita continui in maniera così rapida, probabilmente andrà assestandosi in maniera prossima in una curva asintotica fino al massimo teorico, abbiamo calcolato che è sicuro fare affidamento su un aumento di questa efficienza nell’ordine del 20% in dieci anni. Ora andiamo a mettere insieme questi dati.
Abbiamo un fabbisogno luminoso totale, che evidentemente tenderà a diminuire. Cos’è il fabbisogno luminoso? E’ la quantità di luce che sarà necessario fare emettere all’impianto per ottenere lo stesso servizio.
Aumenta la qualità ottica degli apparecchi, il fabbisogno per contro aumenta di un quantitativo rilevante, e quindi, attualizzando il fabbisogno, abbinando quella che è l’efficacia luminosa media come dato di paragone, vediamo che la potenza totale installata sugli impianti teoricamente tende a calare.
Vi mostro questa tabella, che secondo me è interessante, perché dice qualcosa che è contro istintivo: si tende a valutare il costo dell’energia come qualcosa che cresce ogni anno sistematicamente, cresce in maniera ineluttabile, un anno di più, un anno di meno, un po’ come il costo della benzina per certi versi. Invece no.
Le tecnologie di questi anni lasciano preveder che su un parco impiantistico qui a Rovigo, come in Italia, mediamente abbastanza anziano, i prossimi anni vedranno un ridimensionamento del costo dell’energia per l'illuminazione pubblica all’interno dei bilanci, perché cambierà il fabbisogno, grazie appunto alle tecnologie. E vediamo che in dieci anni idealmente passiamo dai 6.000 megawatt/ora anno di oggi ad una cifra che è meno della metà, 2.800 megawatt/ora. Questo è un dato credo assolutamente interessante.
Così evidentemente anche la spesa economica, immaginando, e quindi proiettando nel futuro il costo di energia che abbiamo oggi, tenderà inevitabilmente ad aumentare. Il costo dell’energia oscillerà, oscillerà all’in su, oscillerà all’in giù, non possiamo che presumere che mediamente rimanga quello che è, non abbiamo altri strumenti di previsione riguardo al costo dell’energia. Con questo ho concluso, e sono a disposizione per eventuali domande, ovviamente.
Grazie.