Situazione IRAS - Casa Serena” Pag. 03 2
Commissario Straordinario di IRAS
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Buongiorno. Io sarò un po’ più lungo del Sindaco, perché mi permetterò anche di fare delle digressioni di dettaglio un po’ particolareggiato su alcune questioni.
Io ho tenuto in questi due anni, perché io sarei scaduto il 31 agosto scorso dal mio incarico, e non posso essere rinnovato ulteriormente, sono in prorogatio fino a dopodomani, quindi grazie a Dio lunedì non sarò più Commissario di IRAS, in questi due anni io ho tenuto un profilo distaccato dai rapporti con la stampa; ho evitato di fare dichiarazioni e commenti perché credo che, essendo la mia funzione non politica ma di un Funzionario straordinario, dovevo seguire l'impegno di eseguire il mandato che ricevevo e di evitare di intromettermi nel dibattito politico che la città vive intorno al problema di IRAS, anche perché questo aveva due aspetti correlati: il primo avrebbe finito probabilmente per creare delle situazioni di informazione che potevano essere pregiudizievoli comunque dell'attività di IRAS; il secondo perché credo che l'attività che mi compete è un'attività che ha un referente nelle persone che mi hanno dato l'incarico e quindi, nel rispetto sia dell’Amministrazione Regionale, sia di quella Comunale, ho ritenuto di non intervenire facendo una voce autonoma rispetto a quella che i soggetti politici sono tenuti a fare.
Ho agito peraltro non solo nell'interesse diretto di IRAS, ma anche indirettamente nell'interesse dell’Amministrazione Comunale. Dico dell’Amministrazione Comunale in senso indiretto perché?
La prospettiva della messa in liquidazione di IRAS, come ho detto la l'altra volta che sono intervenuto nel Consiglio Comunale, comporterebbe la liquidazione dell'asset patrimoniale di IRAS, e quindi la pretesa di restituzione integrale delle somme che sono ancora oggetto di ammortamento secondo i criteri della convenzione che IRAS ha speso per fare attività di investimento, migliorie, manutenzioni straordinarie, sull’edificio di Casa Serena.
L’importo sarebbe molto maggiore di quello che ha messo a disposizione il Comune. E quindi la prospettiva di non creare un danno patrimoniale al Comune mi ha anche confortato nell'idea di rimanere riservato perché oggettivamente avrei finito anche con il poter causare dei problemi al Comune. Dopodiché è chiaro che il confronto diretto con gli interlocutori del Comune è stato molto duro, soprattutto per far capire questa posizione.
Devo dire quindi, come ho detto la volta scorsa che sono intervenuto nel Consiglio Comunale, che non sono venuto a domandare dei soldi. Sono venuto a fare delle proposte vantaggiose per il Comune anche dal punto di vista patrimoniale e non dell'interesse pubblico, sul quale dopo faremo alcune considerazioni dal mio punto di vista.
Io voglio perciò, prima di entrare nel discorso, anche ringraziare, visto che sto andando via, i dipendenti di IRAS in primo luogo, che ho trovato persone molto disponibili e alle quali va il mio apprezzamento per la dedizione al lavoro che hanno dimostrato; voglio ringraziare le famiglie e gli ospiti, sperando di aver fatto quanto possibile nel loro interesse.
Due anni fa sono stato nominato i primi di settembre, e ho intrapreso un'attività di confronto con l’Amministrazione Comunale partendo da dove era stata lasciata dai miei predecessori. In questi due anni di fatto le proposte che ho fatto all’Amministrazione Comunale, sia vecchie e riprese, sia nuove, sono state quattro.
Su due ho avuto una risposta negativa in modo formale; su due sono quelle oggetto dell'attuale trattativa sostanzialmente, ricordando che la terza prevedeva la restituzione parziale di Casa Serena, e quest'ultima la restituzione integrale. Vorrei anche dire che quando sono arrivato io avevo un bisogno di carattere finanziario tutto sommato stimato in due milioni di euro.
Adesso me ne ritrovo che forse quattro non bastano, perché nel frattempo, causa COVID e causa anche l'aumento delle bollette, i conti di IRAS negli ultimi tre anni registrano mediamente 350.000 euro di perdita di gestione l'anno. Non solo, ma il fatto che non siamo riusciti a risolvere in via preventiva i rapporti con le banche, hanno fatto sì che adesso abbiamo una banca che ci chiede la restituzione integrale del mutuo non ancora pagato.
E quindi l'importo che allora poteva essere limitato alla quota parte delle rate di mutuo non ancora pagati, perché erano scaduti e non pagati, e della quota parte dei fornitori, oggi come oggi richiedono anche la restituzione di una parte di capitale, a meno che con una transazione - e dopo diremo in che maniera - si riesca a superare questo problema.
Io ho potuto lavorare su quest'ultimo progetto dopo quel Consiglio Comunale di febbraio, 21 febbraio se non ricordo male, e dopo una lettera che mi è arrivata due mesi dopo dall’Amministrazione Comunale, la quale mi dà la disponibilità di 600.000 euro, elevabili fino a 3.200.000.
Questo era un passaggio indispensabile di finanza straordinaria e ripeto, come vi ha detto il Sindaco prima, sono le somme che in via transattiva si era disponibili ad accettare per evitare che altrimenti si dovesse pagare, nell'ipotesi in cui non andasse in porto nessuna soluzione di salvamento di IRAS, il debito patrimoniale che il Comune avrebbe dovuto eventualmente pagare.
Quindi sostanzialmente era una somma calcolata in via transattiva che si fondava chiaramente sull’esecuzione del contratto, che prevedeva il pagamento di questo indennizzo con la risoluzione del contratto, in tutto o in parte che fosse, comunque con il superamento del contratto attuale. Quindi dal 21 aprile io sono stato in grado di cominciare a pensare a come strutturare un piano di salvataggio, avendo la disponibilità delle risorse. Prima non ce l'avevo, o quantomeno non avevo le frittelle.
Avevo il profumo delle frittelle, la promessa che mi sarebbero state date. Quindi con questo abbiamo costruito un piano industriale; piano industriale articolato in tre aspetti, alternativi o cumulativi l'uno dell'altro. Questo piano industriale è stato illustrato in Comune il 3 maggio per uno degli aspetti, e per la parte rimanente il 28 maggio.
L’8 luglio in via provvisoria è stato consegnato all’Amministrazione Comunale. Subito dopo ho convocato una Conferenza di Servizi perché, sulla base di un brogliaccio di accordo di superamento di questo piano, ci fosse la possibilità di quagliare anche sul piano industriale.
Nel frattempo ancora, approfittando di una riforma della normativa fallimentare per le imprese, cioè lo strato di superamento dell'indebitamento delle imprese che è una normativa introdotta il 21 settembre dell'anno scorso, abbiamo dato un affidamento a uno studio professionale specializzato, abilitato a fare che cosa? Un piano di salvataggio, ovvero lo strumento che oggi le banche richiedono alle imprese, e quindi ci siamo omologati in analogia, per superare le situazioni di difficoltà finanziaria.
Questo per che cosa?
Uno, per avere uno strumento certo, perché questo soggetto terzo nell'ambito della normativa fallimentare fa la validazione del piano di salvataggio, cioè dice se questo è spendibile o attendibile oppure no, con una competenza tecnica specialistica certificata, e che nel nostro caso, poiché non si applica la normativa agli Enti Pubblici, comunque una certificazione analoga, in modo tale da garantire che il piano di salvataggio che viene proposto è un piano di salvataggio idoneo a ottenere il risultato del salvamento di IRAS.
La previsione del piano industriale è stata poi applicata, sviluppata nel piano di salvataggio per una delle tre ipotesi di piano industriale utilizzato per procedere al salvamento di IRAS, ed è l’ipotesi meno impattante sull’attuale modalità organizzazione di IRAS, la quale prevede cosa? Prevede la dismissione di Casa Serena. Perché questo?
Nel preparare il piano industriale ho fatto fare una - già avevo degli elementi contabili, ma a quel punto abbiamo fatto un approfondimento - ho fatto fare una verifica contabile per centri di costo e abbiamo scoperto, malgrado le resistenze degli uffici e del personale di IRAS, che è affezionato a Casa Serena indubbiamente, che Casa Serena ci costa 500.000 euro l'anno di perdita secca, per i servizi che ci sono dentro.
Quindi lo spin-off, il taglio di Casa Serena dai conti di IRAS significa concorrere a migliorare la gestione di IRAS in modo imprescindibile.
Il problema quindi è stato trasferito alla Conferenza dei Servizi dove dentro la Conferenza di Servizi abbiamo proposto, come da piano industriale, una modalità di dismissione progressiva delle attività di Casa Serena; modalità che passava attraverso una temporanea gestione nei prossimi anni di alcuni servizi, ma chiaramente con l’aspettativa di avere una remunerazione perché questi non fossero in perdita, perché altrimenti non è gestibile un'operazione in perdita in uno stato di crisi di carattere finanziario.
La questione si è arenata perché da parte dell’Amministrazione Comunale è stata posta una doppia richiesta, che era incompatibile e inconciliabile con questa prospettiva: dapprima la restituzione di Casa Serena libera e sgombra, perché il Comune non intende assumersi spese per Casa Serena; la seconda che, pregiudiziale al fatto, doveva esserci un intervento per l'acquisto di una porzione di Casa Serena.
Il responsabile della Regione ha ritenuto che a questo punto la Conferenza dei Servizi non aveva più motivo di continuare e ha dato atto di questo. Allora a questo punto io mi trovo con 500.000 euro di perdita, una bolletta energetica che forse mi causa altri 500.000 euro di perdite ulteriore solo per Casa Serena - i conti li ho mandati anche al Segretario Comunale che me li aveva chiesti - e mi trovo soprattutto di averlo certificato questo.
E’ chiaro che la procedura morbida, attraverso la concertazione con il Comune, soprattutto nel momento in cui si interrompe un dialogo con il Comune, è una situazione che è pregiudiziale per IRAS, che già è in fortissima difficoltà, ed è inconciliabile con la possibilità di rimettersi a discutere se non c'è una apertura in forma diversa rispetto a quello che abbiamo proposto.
Quindi noi abbiamo, ma concertata il 23 settembre in Regione, assunto delle iniziative per lo sgombero più rapido possibile di Casa Serena di tutti i suoi servizi.
L’aspetto dei 16 inquilini è l'aspetto quindi minore, perché i 16 inquilini hanno un contratto alberghiero; hanno un preavviso per applicazione analogica del Codice Civile per i contratti di questo tipo di un mese; abbiamo in contemporanea fatto una lettera all’ASL per verificare invece degli ospiti autosufficienti, e sono 36, chi di loro può avere una certificazione di non autosufficienza perché anche per loro, laddove fossero autosufficienti e passata questa verifica, partirà la stessa disdetta.
La terza cosa è che tutti gli ospiti non autosufficienti verranno trasferiti a San Bortolo. L'ultimo aspetto sono le cucine: il 31 dicembre scade il contratto attuale per la somministrazione degli alimenti. Stiamo valutando, ma credo la prossima settimana la decisione sarà presa dal nuovo Commissario, qual è la soluzione migliore.
Nell'ambito della Conferenza di Servizi peraltro avevamo pensato, proprio nel riutilizzo temporaneo di Casa Serena, che avremmo continuato a fare la cottura in proprio, purché avessimo avuto l'uso a titolo gratuito della cucina. Naturalmente la cosa si è interrotta, quindi io ho un programma che in questo momento diventa diverso rispetto a quello che era questo accordo preliminare e non ancora concluso, formalizzato con il Comune.
Detto questo quindi io mi troverò, secondo quello che è l'indirizzo emerso in Conferenza di Servizi, e secondo quello che è in questo momento l'interesse patrimoniale drammatico di IRAS, a dovere dare adempimento a questi impegni.
Certo è che non credo che nessuno si sia mai tirato indietro di voler discutere di come trovare delle soluzioni alternative per sistemare Casa Serena, né tantomeno per trovare una soluzione per sistemare anche la ormai imminente messa in liquidazione di IRAS, perché se entro qualche mese, ma proprio molto pochi, non interviene questa finanza straordinaria e un accordo di carattere gestionale, a mio modo di vedere, come ho scritto già nella relazione fatta in Regione per il mio mandato, questa è la prospettiva certa.
Certa. Lo dico con molta onestà, e qua colgo una considerazione che ha fatto il Sindaco, che però è il portato di anni di storia e di abitudini culturali che francamente faccio fatica a comprendere. Lui dice “La seconda condizione che abbiamo posto è lo scioglimento della convenzione, ma con una condizione, che deve essere garantito l'interesse pubblico attuale di riconversione o riutilizzo di Casa Serena”.
Io non capisco in cosa consista questo interesse pubblico. Certamente c'è un interesse collettivo della città a utilizzare un immobile che ha una destinazione per usi sociali, da dove sono i progetti? Perché quando si fa un investimento, si fanno i progetti e poi si dichiara, una volta approvato il progetto, la loro conformità al pubblico interesse.
Quindi siamo in una situazione ancora vaga. Io apprezzo questa volontà, ma siamo in una situazione vaga, e anteporre questo obiettivo significa ritardare e ormai pregiudicare il salvataggio di IRAS. Questo è dal mio punto di vista, scritto nella relazione in Regione.
Dico ancora un'altra cosa. Io capisco che la città è affezionata a Casa Serena, come lo sono, prima ho detto, anche gli operatori che lavorano dentro a IRAS. Però attenzione, mi pare di avere a che fare con una sorta di Moloch, una sorta di archetipo psicanalitico, per cui la risoluzione del problema di IRAS è la soluzione di Casa Serena.
Quello che vi ho appena detto dimostra l'inconciliabilità delle due cose, per cui scegliete se volete salvare Casa Serena o se volete salvare IRAS. Le due cose non sono la stessa cosa e non sono collegate, anzi in questo momento, torno a ripetere, sono in conflitto tra di loro. Dopo che ho mandato la lettera, mi arriva una richiesta questa settimana, il giorno 11, da parte dell’Amministrazione Comunale, dove vengo invitato a revocare le disdette dei contratti di locazione.
La cosa mi ha messo molto in imbarazzo e non sarò io a risolverla, ma ne discuterò nel passaggio di consegne con il prossimo Commissario, perché tutto questo si fonda su un equivoco, ovverosia che il Comune avrebbe delegato a IRAS la gestione delle problematiche sociali, ma senza alcun impegno, perché vi ho appena detto senza impegni economici la restituzione di Casa Serena. Perché dico che si tratta di un equivoco?
Perché io ho la facoltà, in base a quella convenzione, di aumentare le rette e fare la gestione di carattere economica di quei rapporti come credo e come voglio, e nel momento in cui il consiglio è di carattere negativo e pregiudizievoli, là si paga una retta di 24 euro a 324 euro al mese, comprensiva anche dell'utilizzo dell'acqua, del riscaldamento, delle pulizie e di servizi socio assistenziali.
Ovverosia, se dovessi applicare una tariffa piena, non so se basterebbero 1.000 euro al mese, e nessuno degli ospiti è in grado di pagare, perché tutti hanno valori di pensione sociale inferiore al minimo. Allora di fronte a questo è chiaro che io ho un contratto che mi dice questo. Ma quello stesso contratto mi dice che, quando io cesso nel mio rapporto, il Comune si riserva il subentro nel rapporto, ovverosia il Comune cosa vuole fare?
Gestisce il rapporto contrattuale, si assume il servizio, mi paga la differenza del servizio o altro? E soprattutto il Comune mi viene a dire che è un onere mio. Allora a me dispiace, ma le cose le sapevo già.
Purtroppo sono andato anche a rivedermele.
Le competenze del Comune in materia sociale sono previste dalla legge, dall'articolo 13 della 267, tanto per dire la competenza dei bisogni alla persona è di competenza del Comune, ma dopo c'è l'articolo 131 della 112 della Bassanini sul riparto delle competenze, dopo c’è ancora la 328 e la 328 al comma 4 dell'articolo 6 - vi risparmio tutte le altre norme sulla competenza - puntualmente dice “per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il Comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi a un’eventuale integrazione economica”.
O questi sono degli ospiti alberghieri e faccio quello che voglio, o questi sono soggetti di assistenza sociale. La convenzione sul punto è ambigua, volutamente ambigua, e non chiarisce se a monte ci sia l'esercizio per questa ospitalità delle funzioni di assistenza sociale del Comune o se invece questa è semplicemente una gratifica che deve fare IRAS.
Allora, se fosse ed effettivamente stesse dentro la competenza assistenziale del Comune, prima di questa Convenzione il Comune erogava, di integrazione delle rete, 200.000 euro l'anno. Il parere e la redazione dell'atto preliminare alla stipula di questo contratto fatto dall’Avvocato Altieri nel 2003 prevedeva 250.000 euro. L’attuale convenzione prevede, a scalare fino al 2018, prima una somma di 200.000 euro, poi zero.
Il ché vuol dire che se il Comune avesse o riconoscesse le sue competenze in materia, gli dovrebbe quantomeno quattro milioni e mezzo, cioè 250.000 euro annui per 18 anni, tolto 1.800.000 euro. A questo punto io non avrei debiti. Quindi c'è stato a mio modo di vedere un servizio surrettizio solamente per la degenza alberghiera fatto da IRAS gratis al Comune di Rovigo, e questo al signor Segretario Comunale gliel'ho rinfacciato, scusatemi, almeno un paio di volte.
Dicendo questo quindi c'è la necessità di mettere a posto i rapporti di relazione tra Comune e IRAS. Ritorno su Casa Serena. Quando io sono arrivato, Casa Serena alla prima riunione mi sono sentito dire che la convenzione non si poteva fare perché Casa Serena valeva 20 milioni di euro, perché c'era una perizia a questo riguardo.
Ho contestato immediatamente la cosa dicendo “Guardate che a bilancio l'avete iscritta per 1.400.000 euro, che è il valore di stima del valore catastale rivalutato per i coefficienti con i quali siete tenuti a fare la stima degli immobili quando non avete una perizia”. Poi sono andato in Regione, alla chetichella, e ho chiesto “Quanto viene a costare un immobile del genere?”. E a costi di costruzione 2021, perché eravamo già arrivati nel 2021, la Regione mi dice “Nuovo costa 21 milioni di euro”.
E quanto vale adesso? Sì e no due milioni e mezzo perché, tolto il valore residuale delle cubature e roba del genere, tutto quello che vale è perché ci sono gli investimenti di IRAS che gli hanno permesso di non avere una vita tecnica esaurita.
Di fronte a questo tipo di ragionamenti, è chiaro che il problema del bussolotto Casa Serena è un problema che la città si deve accollare, ma con la consapevolezza di quello che è l'edificio, non cercando nuovamente di dire “Tanto lo fa qualcun altro”, perché là il problema è grave, ma è un problema diverso e separato da quello di IRAS. Se dopo avete bisogno, vi dico anche dell'altro.
Naturalmente, volendo chiudere sulla questione delle competenze, è chiaro che a quella lettera dove vengo invitato a revocare i mandati, io mi trovo nella necessità di dover chiedere per prima cosa al Comune “Vuoi pagare e riconosci che tu hai delle competenze in materia su queste persone bisognose? Vuoi subentrare nel contratto?
Perché se non lo fai io, a termini di contratto, e non avendo obblighi pubblici di assistenza a queste persone - perché non ho un contratto di assistenza per persone che hanno delle disabilità, delle difficoltà, dei problemi di carattere sanitario, di anzianità, eccetera, eccetera, e quindi non ho un dovere pubblico - io li posso mandare via quando voglio”. Con questo ho chiuso.