Io mi soffermerò sulle linee guida che sono state alla base della redazione del piano degli interventi e, prima di farlo, mi corre l'obbligo ovviamente di ringraziare per il lavoro che è stato svolto l’Assessore, gli uffici, il Dirigente Scalabrin e tutte le persone che collaborano con lui, e lo Studio Tombolan che ha lavorato attivamente insieme a noi per riuscire ad arrivare in tempi rapidi all'individuazione di una linea, di un percorso, che consentirà di ottenere dei risultati che adesso proverò ad illustrare.
Le linee guida sono finalizzate a definire gli obiettivi e gli indirizzi per la formazione della prima variante generale al piano degli interventi del Comune di Rovigo e sono state redatte anche sulla base delle linee programmatiche di governo 2019-2024 dell'attuale Amministrazione.
Il Comune di Rovigo infatti, pur essendo dotato del piano di assetto del territorio, dall'entrata in vigore dello stesso avvenuto nel 2012, non ha mai redatto una variante generale al piano degli interventi, che di fatto ad oggi coincide con il vecchio PRG per le parti conformi al PAT, secondo quanto disposto dall'articolo 48 del comma 5-bis della Legge Regionale 11/2004.
L’adozione del piano degli interventi coinciderà e procederà parallelamente ad una programmazione di strategie e azioni funzionali alle politiche di sviluppo sostenibile, da realizzare nell'ambito della strategia regionale dello sviluppo sostenibile e degli impegni nazionali e comunitari che ne sono alla base, nonché ai sustainable development goals.
Queste linee guida traducono nel piano degli interventi le linee programmatiche dell’Amministrazione che sono qui riportate, evidenziandone il diretto collegamento con gli SDG.
Le azioni del P.I. dovranno essere coordinate con le strategie del PAESC, comprenderne gli obiettivi e le tematiche, promuovendo le azioni in relazione alla riduzione dei consumi energetici, dei livelli di assorbimento di CO2 e le relative strategie per la mitigazione e l'adattamento agli eventi estremi e ai cambiamenti climatici, compreso il rischio idraulico.
Il principio della sostenibilità è una delle principali finalità da perseguire in tutti gli ambiti di intervento: dall’insediamento produttivo, coinvolgendo l'impegno di azioni coordinate tra pubblico e privato, con l'obiettivo comune di tutelare le risorse naturali e di realizzare processi di razionalizzazione ed efficientamento. In particolare sarà prioritario operare scelte di recupero urbano e rigenerazione attraverso una ripianificazione, integrando scelte coerenti di mobilità sostenibile.
Un ruolo centrale a questo riguardo assumerà la pianificazione del verde del territorio agricolo, da valutare in termini di azioni mirate, alla medicazione climatica, alla valorizzazione delle funzioni produttive ed ecosistemiche connesse.
La Legge Regionale 14/ 2017, che detta disposizioni sul contenimento del consumo di suolo in base all'obiettivo definito dall'Unione Europea di azzerarne il consumo entro il 2050, pone in campo una serie di strumenti per perseguire la finalità comunitaria con i quali il piano dovrà necessariamente confrontarsi.
Il P.I. avrà come obiettivo quello di limitare la nuova edificazione, concentrandosi sull’esistente, ponendo particolare attenzione alle risorse naturali, e collocando al centro dell'azione pianificatoria la rigenerazione, intesa sia come rigenerazione edilizia di tessuti urbani degradati e degli ambiti abbandonati, sia come rigenerazione sociale ed economica.
Un ruolo centrale a questo riguardo assumerà la pianificazione del verde del territorio agricolo, da valutare in termini di azioni mirate alla medicazione climatica e alla valorizzazione delle funzioni produttive ed ecosistemiche connesse. Il nuovo P.I. guarda ad una città in sintonia tra conservazione e innovazione, ed è centrato sui principi della circolarità che trovano attuazione in azioni che riguardano molteplici caratteri della città.
Il primo è quello di ridurre l'utilizzo di risorse naturali e non, attraverso l'uso efficiente delle risorse, sia naturali che energetiche, la tutela della qualità dei suoli, la complementarietà di spazi, verde urbano, agricoltura periurbana, la ridefinizione di zone urbanizzate per favorire l'applicazione di incentivi volti all'efficientamento energetico, la promozione di sistemi energetici resilienti rinnovabili localizzati e distribuiti, l'organizzazione della gestione dei rifiuti volta all'abbattimento della spesa e quindi della produzione del rifiuto stesso.
In secondo luogo, l’obiettivo è quello di riutilizzare spazi e volumi attraverso la tutela e la valorizzazione del patrimonio architettonico e culturale, la mappatura dei vuoti urbani, sia edificati che non, l'individuazione di una loro conversione funzionale, la razionalizzazione dei posti auto, la promozione della progettazione e della costruzione di edifici condivisi flessibili e modulari.
Il terzo punto è quello di riciclare, attraverso il controllo del consumo di suolo, applicando un nuovo modo di costruire, lo sviluppo di un sistema di mobilità urbana accessibile, efficace, multimodale, integrando trasporto pubblico, mobilità lenta e trasporto privato all'ultimo miglio. La transizione ad un sistema di città circolare si basa quindi su un approccio olistico, in grado di garantire la vittoria complessiva in termini di posizionamento dei fattori economici, sociali e ambientali.
La vision della città prevede che Rovigo recuperi un ruolo di guida e capofila nell'ambito del Polesine, ma non solo; attraverso progettualità di area vasta, collaborazioni e accordi sovra comunali, affinché si affermi una consapevolezza dei bisogni specifici del territorio per sostenere le scelte comuni opportune in sede di programmazione regionale e nazionale.
Rovigo e il suo territorio urbano devono essere in grado di offrire da un lato una rete di protezione efficiente, solidale, a chi vive un periodo difficile; dall'altro di valorizzare e supportare progetti di innovazione e di rigenerazione urbana, promuovendo nuove forme di collaborazione tra soggetti pubblici e tra soggetti privati, volti ad attrarre nuovi residenti e nuove attività. L'immagine è quella di una città che guarda al futuro in una modalità smart, senza però dimenticare le proprie radici.
Una città aperta ai contesti europei di sviluppo urbano, pronta a confrontarsi con le migliori esperienze nazionali ed internazionali, che si caratterizza come città dell’equità e dell'inclusione, della sostenibilità ambientale e sociale, dell'innovazione e della cultura, della responsabilità e della partecipazione. Il principio e la base dell'idea nuova di città si basano sulla consapevolezza di dover intervenire con una pianificazione non più basata sulla quantità, bensì sulla qualità..
E’ un tema su cui poi l’Architetto Tombolan entrerà nel dettaglio con alcuni approfondimenti. In primo luogo ambientale e urbano: in questo senso è necessario individuare forme di ricucitura del territorio atte a riqualificare i bordi e promuovendo nuove modalità di connessione tra il centro e le frazioni, che privilegino le caratteristiche locali, incentivando nuove opportunità anche di sviluppo economico.
Il contesto di riferimento da cui questa Amministrazione muove i passi verso il primo piano degli interventi è già scenario di azioni propulsive del cambiamento che si vuole promuovere. Molte sono le iniziative già avviate che nei prossimi anni disegneranno una nuova identità di città, e tra queste vale la pena segnalare: il recupero di vuoti urbani situati in importanti aree del centro di quartiere, la loro rifunzionalizzazione con un'attenzione anche verso fruitori esterni dal territorio cittadino.
Sicuramente fra questi è necessario citare la riqualificazione dell'ex Liceo Celio, ora sede dell'Urban Digital Center e del nuovo Corso di Laurea Magistrale dell'Università di Padova; il recupero dell'ex sede del CUR, che ospiterà a breve i servizi sociali e di Polizia Locale; la futura riqualificazione dell'ex che Caserma Gattinara che, grazie ad una coprogettazione con l’Agenzia del Demanio, porterà alla realizzazione della nuova sede del Palazzo di Giustizia, che consentirà di migliorare l'esercizio di una funzione di area vasta che coinvolge anche i Comuni della bassa padovana; la futura riqualificazione dell'ex Caserma Silvestri dove, sempre grazie ad una coprogettazione con l’Agenzia del Demanio, troveranno spazi e funzioni statali contestualmente una nuova area parcheggio in un punto della città critico, e una nuova area verde urbana; l’'imminente riqualificazione dell'ex comparto Maddalena, che contribuirà a completare una nuova identità di quartiere in cui sono concentrati un polo scolastico ed uno sportivo, in cui saranno allocati servizi comunali; il recupero, sempre in coprogettazione, con l'Accademia dei Concordi questa volta, di Palazzo Bosi, che da un lato consentirà un restyling importante della principale piazza cittadina, dall'altro l'esercizio di una più ampia offerta di servizi culturali; ed infine la riqualificazione del Quartiere San Bortolo, dove una nuova Cittadella dedicata alle arti performative sarà affiancata da nuovi parchi urbani e primi interventi di social housing, luoghi in cui ora trovano spazio immobili e aree da recuperare; la definizione di nuove caratteristiche attrattive della città, a partire dal recupero e la riqualificazione di nuovi spazi del centro storico, in un'ottica di City branding dedicati all'innovazione culturale, come è noto stiamo lavorando attivamente alla ridefinizione degli spazi relativi all'ex Caserma dei Vigili del Fuoco, all'ex sede dei Vigili urbani di Piazza Garibaldi, la Piazza Annonaria; il ripensamento dei luoghi di aggregazione in un sistema integrato di strutture sportive e parchi quali luoghi attivi, inclusivi e di ritrovo per differenti fasce d'età; il coordinamento con funzione di capofila di una aggregazione di Comuni, 13 per l'esattezza, per elevare il territorio al grado di autorità urbana nelle politiche di coesione 2021-2027, identificandoci come territorio in grado di avere un'autorità urbana nell'ambito dei progetti di sviluppo urbano sostenibile.
A quanto già esposto, si aggiungono altre idee che nello strumento del piano degli interventi potranno trovare soluzione di miglioramento della qualità della vita di chi abita e di chi vive la città e le sue funzioni, attraverso una definitiva soluzione del critico nodo di accesso tramite mezzi pubblici, in particolare il TPL, con lo spostamento definitivo della stazione dei bus presso l'ex scalo merci ferroviario; il ridisegno di spazi pubblici quali luoghi di aggregazione sociale e culturale, Piazza Fratelli Cervi, Piazza Duomo, Piazza San Bortolo a cui va aggiunta anche Piazza Jerry Masslo, come avete avuto modo di vedere recentemente; una nuova pianificazione del sistema della mobilità che guarda alla sostenibilità ampliando la ZTL e sviluppando una rete ciclabile che favorisca gli spostamenti carbon free.
Queste azioni muovono verso l'idea di un sistema di città aperto e pulsante, inserito in un'area vasta a geometria variabile, in cui Rovigo assume una nuova centralità. Il percorso di pianificazione avviato quindi deve avvenire nel pieno rispetto dei rispettivi ruoli, attraverso forme di partecipazione democratica e modalità di confronto costruttivo con tutte le rappresentanze, con i cittadini e con le forze politiche presenti in Consiglio Comunale.
Per quanto riguarda la metodologia che è stata seguita per la redazione di queste linee guida, il piano urbanistico della città di Rovigo guarda alla città stessa come ad un ecosistema urbano, con un proprio metabolismo all'interno del quale vi sono scambi di materia e di energia. Identificare il metabolismo urbano significa mappare le reti e le relazioni delle componenti della città, nonché appunto i flussi di materia e di energia.
Il territorio verrà quindi letto in chiave di servizi ecosistemici; così facendo sarà possibile valutare quali scelte portano ad una perdita e quali ad una rigenerazione in termini di rinaturalizzazione e fertilità dei suoli. Questo è possibile solo attraverso un approccio integrato e sistemico.
Il lavoro che si tende affrontare pertanto prevede la mappatura dell'ecosistema urbano attuale, riconoscendo nodi e relazioni della rete urbana, evidenziando criticità e le opportunità, comprendendone i processi ed evidenziando l'interdipendenza dei fattori. Il piano degli interventi sarà chiamato a definire, nel rispetto degli obiettivi e della disciplina dettata dalla normativa urbanistica regionale, le linee indicate dall’Amministrazione.
A livello generale il P.I. persegue l'obiettivo di costruire scenari di sviluppo di una città resiliente e sostenibile, declinabili nei seguenti obiettivi specifici: rigenerazione dello spazio costruito e naturaliriforme a partire dal centro storico; contenimento del consumo di suolo; promozione di una mobilità sostenibile; promozione dello sviluppo economico; miglioramento della qualità del verde; azioni di mitigazione ambientale e adattamento climatico; ottimizzazione dei servizi; creazioni di nuovi spazi di comunità e l'inclusione sociale; definizione di strumenti di attuazione del piano innovativi, flessibili e compartecipativi.
Nello specifico, dalla necessità di innovare ed integrare gli obiettivi del PAT, dagli indirizzi generali delle linee programmatiche di governo di questa Amministrazione e dal documento unico di programmazione, emergono i seguenti obiettivi specifici per la pianificazione: in primo luogo quello di sviluppare la rigenerazione urbana a partire dal centro storico, che deve tornare ad essere vivace, dinamico e attrattivo, ma anche nelle frazioni, che non devono più essere ai margini della vita urbana, ma identità valorizzate e pienamente inserite nel contesto della città in un unico sistema policentrico; recuperare e ricollocare in un sistema organico gli spazi urbani vuoti ed inutilizzati, cercando soluzioni efficienti e condivise ai numerosi nodi irrisolti che caratterizzano il tessuto urbano di Rovigo; realizzare un piano del commercio e del piccolo artigianato urbano, finalizzato alla rigenerazione economica della città e, in coerenza alle linee programmatiche fornite dalla Regione Veneto, attuare il Distretto del commercio già in fase di programmazione, per elaborare un piano del commercio che trasformi la città in un vero e proprio centro commerciale a cielo aperto; favorire lo sviluppo economico introducendo misure atte a sostenere e sviluppare l'imprenditoria in tutti gli ambiti economici, valorizzando le potenzialità del territorio, le infrastrutture, lo sviluppo di reti formative qualificate e specialistiche; favorire una crescita socio economica sostenibile per una città attenta all'ambiente, alle buone pratiche, alla gestione dell'acqua, al tema dei cambiamenti climatici, realizzando una cintura verde attorno al centro abitato, tutelando i terreni in funzione del loro valore di fertilità ed ecosistemico; realizzare una rete di parchi urbani, sia fra quelli attualmente esistenti, che attraverso progetti di messa a dimora di nuovi alberi, puntando alla costituzione di una piattaforma di boschi urbani diffusi nell'intero territorio comunale; dare continuità ecologica e sistematicità alle aree verdi urbane al territorio agricolo periurbano quale sistema di compensazione della CO2, trattenimento delle polveri, raffrescamento dell'isola di calore urbano e riduzione del rischio idraulico; potenziare l'agricoltura periurbana, agriturismi, fattorie didattiche e orti comunitari e valorizzare gli ambiti agricoli periurbani, incrementando le valenze produttive, paesaggistiche, ecosistemiche e la fruibilità complessiva; dare priorità alla riqualificazione architettonica, ristrutturazione energetica e all’eliminazione delle barriere architettoniche, nell'ottica del perseguimento degli obiettivi di sostenibilità di Agenda 2030, con particolare riferimento al contenimento del consumo di suolo, alla riduzione delle emissioni di CO2 e a rendere la città più sicura ed inclusiva; promuovere processi di rigenerazione urbana sostenibile, fornire indicazioni progettuali e adeguati incentivi legati alla pubblica utilità in riferimento alla necessaria normativa regionale di riferimento, all'attuazione del sistema di crediti edilizi; realizzare percorsi compiuti di mobilità sostenibile all'interno di un organico piano del traffico attraverso il completamento e l'integrazione delle piste ciclabili e dei percorsi pedonali che congiungono il centro della città con i quartieri periferici e le frazioni, puntando alla mitigazione dei carichi inquinanti legati al traffico veicolare e alla valorizzazione della mobilità lenta; promuovere lo sviluppo di Rovigo come città attrattiva attraverso forma di comunità urbana, in grado di promuovere coesione ed inclusione sociale, valorizzando le forme di aggregazione sociale a livello di quartiere e frazione, che mantengano l'identità dei luoghi; adottare lo spazio dell'Urban Center Innovation Lab come spazio di riferimento dell’ufficio di piano, ove realizzare momenti di confronto e consultazione dei materiali in fasi successive di avanzamento, dotando la città di archivi digitali e di uno spazio collettivo di ricerca e di urbanistica partecipata.
La partecipazione democratica e lo sviluppo del piano degli interventi è fissata con specifiche fasi e prescrizioni dalla legge urbanistica regionale. Ove, chiarito che gli obiettivi che devono essere perseguite attraverso un corretto governo del territorio, prevedono - e cito - il coinvolgimento dei cittadini, delle rappresentanze economico sociali e delle Associazioni.
I cittadini portatori di interesse degli interventi nel territorio devono partecipare alla consultazione e alla formazione delle decisioni di piano, e la partecipazione diventa uno strumento di condivisione ma anche uno strumento per ascoltare, mettere a frutto i saperi e le competenze presenti nella città.
Il percorso di partecipazione che viene iniziato in questa fase di avvio del P.I., con una modalità non contemplata dal piano, è una fase di preconsultazione finalizzata ad un capillare confronto con le diverse forme di rappresentanza della città distinta per gruppi omogenei di interessi e competenze.
Successivamente il coinvolgimento dei portatori di interesse locale continuerà secondo quanto previsto dalla norma, coinvolgendo negli incontri gli altri Enti Pubblici territoriali, le altre Amministrazioni preposte alla cura degli interessi pubblici, le Associazioni economiche e sociali portatrici di rilevanti interessi diffusi sul territorio, nonché i gestori di servizi pubblici e di uso pubblico, invitandoli a partecipare alla definizione degli obiettivi e delle scelte strategiche individuate dagli strumenti di pianificazione.
La realizzazione di una pianificazione urbanistica partecipata prevede la creazione di uno spazio presso Urban Center Innovation Lab dove individuare l’ufficio di piano, all'interno del quale realizzare momenti di confronto e di discussione, realizzare una pagina web dedicata, consultare documenti in formato digitale, organizzare incontri e dibattiti anche tramite videoconferenze.
A partire dalla Legge Regionale 11/2004 e con l'attuazione del piano degli interventi è inoltre consentita la realizzazione di progetti ed iniziative di rilevante interesse pubblico presentate da soggetti privati.
Questi strumenti rendono possibili interventi che, per complessità di impegno, difficilmente sarebbero realizzabili dalle sole Amministrazioni Comunali attraverso la sottoscrizione di accordi tra pubblico e privato, che coinvolgano nuovi soggetti sia in fase di pianificazione con la presentazione di proposte progettuali, sia in fase di attuazione con l'apporto di risorse finanziarie.
Tali proposte devono essere presentate nell'ambito di procedure competitive finalizzate a mettere a confronto più offerte atte a garantire la realizzazione dei progetti maggiormente meritevoli nel rispetto della Legge Regionale 14/2017.
Con DCC 98 del 29 dicembre 2020 sono stati approvati i criteri generali da applicare per la determinazione del contributo straordinario di cui all'articolo 16, comma 4, del DPR 380/2001, e per la definizione degli accordi pubblico privato in attuazione dell'articolo 6 della Legge Regionale 11/2004, che potranno essere oggetto di revisione con il piano degli interventi. Alcuni sono temi in particolare che devono essere oggetto di attenzione nell'ambito della programmazione urbanistica.
Il primo è quello dell'insediamento urbano.
In effetti tra gli obiettivi del P.I., come già ricordato, al centro della pianificazione sarà posta la rigenerazione urbana, realizzata in un processo sistemico, partendo dalle condizioni da mettere in campo per il suo avvio, alle nuove relazioni che devono essere costruite, considerando l'impatto sull'ambiente edificato, economico e sociale; dovrà essere uno strumento flessibile, in grado di recepire in tempi rapidi le proposte concrete di trasformazione ed avere attenzione verso i nuovi bisogni della comunità.
Gli obiettivi di questo strumento di tutela saranno da intendersi non come congelamento del presente, in particolare nelle aree del centro storico, ma come riqualificazione e valorizzazione degli insediamenti edificati, potenziando e creando diverse centralità in un'idea di città policentrica che mantenga i valori identitari delle aree urbane e delle frazioni, coniugati ad un'idea di città proiettata allo sviluppo dei servizi nel futuro.
Per quanto riguarda il sistema produttivo, l'obiettivo centrale del piano sarà quello di intervenire per creare un contesto di regole che consentano di mantenere e sviluppare le attività produttive esistenti, favorendo le opportunità di crescita, generando azioni attrattive e propulsive, che agevolino l'inserimento di strutture innovative che nel contempo contribuiscono allo sviluppo del territorio.
In quest'ambito le azioni principali saranno volte a migliorare la qualità urbana utilizzando lo strumento del credito edilizio per recuperare aree dismesse, per delocalizzare le attività produttive in zona impropria, ad incentivare le nuove imprenditorialità, privilegiando in particolare la creazione di spazi per le stesse, a migliorare l'integrazione con la città anche attraverso il sistema della viabilità.
Tali azioni dovranno utilizzare preferibilmente gli strumenti della perequazione urbanistica, del credito edilizio, della compensazione, che dovranno fissare i capisaldi finalizzati a consentire scenari urbani diversi e flessibili, attuabili nel tempo anche per parti.
Inoltre il piano degli interventi relativo alla tematica del commercio, nell'adeguare lo strumento urbanistico vigente alla Legge Regionale 50/2012, politiche per lo sviluppo del sistema commerciale nella Regione del Veneto, cercando la corretta integrazione tra la pianificazione urbanistica e gli indirizzi in materia di insediamenti commerciali, si pone l'obiettivo di supportare le attività commerciali attraverso l'innovazione, l'integrazione e la valorizzazione delle risorse di cui dispone il territorio, contenendo le grandi strutture di vendita, favorendo il commercio di prossimità.
Fermo restando la necessità di verificare la reale situazione delle dotazioni di servizi, distinguendo quelli attuati da quelli no, l'obiettivo sarà quello di ripensare alle dotazioni territoriali come specifici servizi ed attrezzature, che la collettività locale nel tempo riconosca come essenziali e basilari per l'adeguata strutturazione del territorio, e che possono portare ad un miglioramento della qualità della vita individuale e sociale della comunità.
La pianificazione degli standard orientata alla definizione di servizi concretamente fruibili dovrà pertanto essere strettamente legata agli altri temi, stabilendone i livelli di prestazioni in funzione degli obiettivi di piano e programmando l'attuazione, unitamente alle risorse individuate nel P.I., dai programmi delle opere pubbliche, ai meccanismi perequativi, anche attraverso il confronto delle esigenze della collettività con gli operatori che hanno la capacità e le risorse per trasformare il territorio.
Il P.I. metterà al centro la comunità, pertanto rivedrà il sistema dei servizi per favorire l'inclusione di tutta la cittadinanza e contrastando ogni forma di barriera d'accesso, attraverso l'individuazione delle aree di distribuzione delle persone più deboli, distribuzione della rete dei servizi pubblici in città, funzionale a raggiungere massivamente i target di popolazione destinatari. L’impostazioni dovrà essere tesa a superare la logica numerica del Decreto interministeriale 2 aprile 68 n.
1444, limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali produttivi e spazi pubblici o riservato alle attività collettive, verde pubblico o a parcheggi, da osservare ai fini dell’affermazione dei nuovi strumenti urbanistici e della revisione di quelli esistenti, e quella monofunzionale dello zoning, creando la qualità necessaria per favorire la fluidità delle interrelazioni urbane proprie della città contemporanea.
Il piano dovrà saper cogliere e trasformare in opportunità trainanti la riqualificazione delle aree urbane non utilizzate, in particolare l'ex scalo merci, l'ex Genio Civile, l'ex Catasto, l'ex Banca d'Italia, ex Gabar, che è già oggetto di intervento del PINQuA che sarà realizzato entro il 2026 con fondi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; l’ex ospedale Maddalena, oggetto di riqualificazione grazie al Bando Periferie, la cui realizzazione è prevista entro l'anno 2024; ex ospedale psichiatrico, ex Caserma Silvestri.
L'obiettivo di elevare la qualità architettonica si pone come complementare a quello del mantenimento del consumo di suolo, tanto che la stessa legge regionale 14/2017 recita “La qualità architettonica si persegue mediante una progettazione che, recependo le esigenze di carattere funzionale, formale, paesaggistico, ambientale e sociale, poste alla base dell'ideazione e della realizzazione dell'opera, garantisca l'armonico inserimento dell’intervento nel contesto urbano ed extraurbano, contribuendo al miglioramento dei livelli di vivibilità, fruibilità, sicurezza, decoro, e garantendone il mantenimento nel tempo.
Sarà pertanto valutata l'opportunità di elaborare dei criteri progettuali di indirizzo per la costruzione del paesaggio urbano e rurale, fondati su un'attenta analisi dei caratteri morfologici del tessuto insediativo storico e sulle invarianti naturalistiche e culturali, in grado di creare le basi per una nuova edilizia che utilizzi un linguaggio contemporaneo e tecniche attuali, al fine di rinsaldare il legame architettura e urbanistica, quale componente della stessa cultura di riqualificazione e rigenerazione del territorio.
Tra gli obiettivi del P.I. vi è la realizzazione di una cintura verde attorno al centro del capoluogo, oltre alla pianificazione di possibili interventi volti ad aumentare la resilienza urbana e i rischi legati ai cambiamenti climatici; il sistema del verde si dovrà articolare a partire dalle aree verdi naturali e naturaliformi di ampie dimensioni, includendo aree e nucleo di nuova costituzione, in continuità ecologica con il territorio agricolo e periurbano, e con la rete ecologica dei corsi d'acqua; la rete ecologica si deve sviluppare in un sistema di continuità attraverso la formazione di infrastrutture verdi di collegamento, favorendo il recupero di aree marginali o da rinaturalizzazione.
Il disegno del territorio agricolo, ma anche urbano, deve prevedere un'adeguata capacità di assorbimento e raccolta delle acque meteoriche, predisponendo invasi di raccolta e sistemi di canalizzazione delle acque meteoriche, riducendo l'impermeabilizzazione del suolo. L'obiettivo di realizzare una riqualificazione e potenziamento del verde urbano è centrale nella redazione del piano degli interventi, e rientra in un progetto complessivo di rigenerazione urbana.
La valorizzazione delle aree verdi in ambiti naturali e la progettazione di nuove formazioni boschive in contesti di bosco urbano rappresenta l'occasione per conservare le identità storico ambientali del territorio e per riqualificare e dare funzionalità a contesti che attualmente ne sono privi.
Nella logica della valorizzazione delle aree verdi e dei terreni rispetto al mantenimento dei servizi economici, il P.I. dovrà individuare il sistema della continuità delle aree verdi, in modo da assicurare la massima funzionalità ecosistemica e promuovere il rafforzamento del collegamento della rete ecologica alle aree collegate al territorio, assegnare eventuali crediti edilizi a compensazione degli interventi privati convenzionati con l’Amministrazione Comunale, fissare le modalità di applicazione degli strumenti della perequazione per la realizzazione di interventi a valenza ambientale.
Il paesaggio del territorio rurale comunale negli ambiti di maggiore conservazione e pregio si caratterizza per una sua specificità, sia nella struttura fondiaria, che nelle forme di edilizia rurale, e rappresenta un elemento fondamentale per lo sviluppo sostenibile, attraverso la valorizzazione dell'integrità delle aree agricole ad elevato valore produttivo.
Salto alcuni passi della relazione per arrivare, data l’ora, alla lettura dei punti relativi agli aspetti tecnici delle linee guida, cioè agli strumenti attuativi, il primo dei quali su cui vale la pena soffermarsi è quello della perequazione.
L'articolo 35 della Legge Regionale 11/2004 definisce la perequazione urbanistica come l'equa distribuzione tra i proprietari degli immobili interessati dagli interventi, dei diritti edificatori riconosciuti dalla pianificazione urbanistica, degli oneri derivanti dalla realizzazione delle dotazioni territoriali.
In realtà la perequazione può essere intesa anche in senso più ampio, cioè facendo ricadere una parte dell’utilità che un privato acquisisce per effetto della trasformazione urbanistica della sua area sulla collettività.
Questo prevede che una quota parte del vantaggio economico detraibile dal proprietario delle aree dopo la trasformazione urbanistica debba in qualche modo ritornare sottoforma di aree, immobili, opere o denaro all’Amministrazione che ha compiuto la scelta urbanistica da cui si è generato il vantaggio medesimo.
In questo modo gli ulteriori proprietari delle aree che si trovano nel contesto in cui ricade l'intervento verranno, proprio mediante quel plusvalore, a beneficiare indirettamente e gratuitamente degli effetti della valorizzazione immobiliare.
Tale principio è stato recepito a livello nazionale mediante il DL 133/2014 “Sblocca Italia”, che ha introdotto, nell'ambito della disciplina sul contributo di costruzione contenuto nel Testo Unico Edilizia, una nuova ulteriore modalità di calcolo degli oneri di urbanizzazione.
All'articolo 16 del DPR 380/2001, in specie al comma 4 della stessa previsione, è stata infatti aggiunta la lettera d-ter, in cui si è espressamente previsto che nella definizione delle tabelle parametriche valevoli a stabilire gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, siano determinati questi valori anche in relazione alla valutazione del maggior valore generato da interventi su aree o immobili in variante urbanistica, in deroga o con cambio di destinazione d'uso.
Tale maggior valore, calcolato dall’Amministrazione Comunale, è suddiviso in misura non inferiore al 50% tra il Comune e la parte privata, ed è erogato da quest'ultima al Comune sottoforma di contributo straordinario, che attesta l'interesse pubblico in versamento finanziario vincolato a specifico centro di costo, per la realizzazione di opere pubbliche e servizi da realizzare nel contesto in cui ricade l'intervento, cessione di area o immobili da destinare a servizi di pubblica utilità, edilizia residenziale sociale od opere pubbliche.
Il contributo straordinario si configura quindi, più che come criterio di calcolo degli oneri di urbanizzazione ordinari, come un ulteriore onere rapportato all'aumento di valore che le aree o gli immobili avranno per effetto di varianti urbanistiche, deroghe o mutamenti di destinazione d'uso. Il contributo straordinario è dovuto nei soli casi in cui, a seguito di una variante urbanistica, di una deroga o di un cambio di destinazione d'uso, si abbia una maggior valorizzazione dell'area e dell'immobile. Con DCC n.
98 del 29.12.2020, già citato, sono stati approvati i criteri generali da applicare per la determinazione del contributo straordinario di cui all'articolo 16, comma 4, del DPR 380/2001, e per la definizione degli accordi pubblico privato in attuazione dell'articolo 6 della Legge Regionale 11/2004, che potranno essere oggetto di revisione con P.I.. Credito edilizio.
La recente normativa regionale ha posto al centro della strumentazione per perseguire gli obiettivi di rigenerazione e riqualificazione, sia urbana che ambientale, il credito edilizio. Il piano dovrà sviluppare tale tema, approfondendo e cercando di mettere in atto le metodologie più efficaci per poterlo rendere un effettivo strumento di intervento sul territorio, attraverso lo studio di idonei meccanismi che lo rendano effettivamente utilizzabile ed appetibile per gli operatori economici.
Da tale finalità dovranno essere affrontati anche gli aspetti economico finanziari di tale istituto, nell'ottica della sua corretta applicazione. In coerenza con le leggi e le deliberazioni regionali in materia, dovranno essere stabilite le regole e le misure applicative ed organizzative per la determinazione, registrazione e circolazione dei crediti edilizi: da riqualificazione, da demolizione o da rinaturalizzazione.
Contestualmente dovrà essere creato il registro comunale elettronico dei crediti edilizi e fissate le modalità applicative e i termini da osservarsi per l'iscrizione dei crediti nello stesso. Grazie mille.