Per illustrare questa mozione è necessario prima fare una premessa. Nella mozione ho scritto che assistiamo da tempo a forzature da parte della maggioranza di governo, che hanno come oggetto la revisione di alcune norme costituzionali. Ho usato il termine “forzature” in modo sintetico per raggruppare tutti quelli che potremmo definire escamotage, trucchi e trucchetti che sono stati usati nell’iter di approvazione di questa modifica di alcune norme costituzionali in Parlamento.
Siccome mi trovo di fronte a un’assemblea di politici, quindi non serve fare tutta una lunga storia che rischia di essere anche prolissa, per farvi venire in mente di cosa stiamo parlando, basti pensare ai famosi canguri, anti canguri, ghigliottine, ai 5 milioni di emendamenti preparati ad esempio da Calderoli attraverso un algoritmo; il problema regolamentare che è stato posto ad esempio al Presidente del Senato Grasso che non riusciva a risolvere la questione, eccetera, eccetera, cioè ci sono state parecchie di queste forzature, cioè niente di illegale e di illegittimo, però sempre al limite del Regolamento.
Quindi nella mozione non c'è una critica aprioristica alla legittimità o meno di questo Parlamento e di questo governo. Sappiamo che questo governo è stato nominato dal Presidente della Repubblica, che ha avuto la fiducia del Parlamento.
Quindi tutta la questione che riguarda il fatto che questo Parlamento è stato eletto con una legge che poi è stata giudicata - mi riferisco al Porcellum - non costituzionale dalla Corte per una sua parte, e che alcuni Parlamentari sono eletti in virtù di questa legge, e che ci troviamo di fronte a 240 Parlamentari che nel frattempo hanno cambiato casacca. Tutta questa roba qua non c'è nella mozione. Andiamo avanti lo stesso, cioè la mozione riguarda il merito delle proposte che sono state fatte.
Ecco il termine “forzatura” che cosa voleva dire. Insieme al cambiamento di alcune norme costituzionali, è stata approvata anche una nuova legge elettorale, che va comunemente e giornalisticamente parlando sotto il nome di “Italicum”. Questa legge elettorale assegnerà un premio di maggioranza tale da dare la maggioranza effettiva del numero di Parlamentari al partito che vincerà le elezioni, indipendentemente dalla percentuale con la quale vincerà queste elezioni.
La combinazione del cambiamento delle norme costituzionali con la contemporanea vigenza di una legge elettorale di questo tipo, che eventualmente la Corte Costituzionale giudicherà quando sarà tempo se è costituzionale o meno, determina che ci troviamo di fronte e ci troveremo di fronte a una sola Camera, quella dei Deputati, che sarà composta, in virtù della legge elettorale, da una maggioranza di Parlamentari del partito che ha vinto le elezioni.
Quindi indipendentemente dal partito che vincerà le elezioni, questo combinato disposto di modifica delle norme e della legge elettorale determina un cambiamento epocale della nostra forma di Repubblica parlamentare, perché tutto il potere legislativo va nelle mani della maggioranza di governo, qualunque essa sia. Contemporaneamente sono state modificate molte norme che riguardano il rapporto tra Stato e Regioni. Questa non è una novità.
La parziale riforma del Titolo V della Costituzione è stata fatta anche da altri governi e per la precisione da governi di centro sinistra in passato, però ha dimostrato di non essere stata una buona riforma. Infatti il contenzioso tra Stato e Regioni è aumentato in una maniera esponenziale.
L’impressione di chi vi parla adesso è che aumenterà ancora di più, e in senso contrario, nel senso che le norme costituzionali che vengono approvate adesso prevedono una diminuzione delle autonomie territoriali delle Regioni, cioè diminuisce la materia che è prerogativa delle Regioni per passarla a ricentralizzare. E’ un passo indietro rispetto al processo di riconoscimento di maggiore autonomia territoriale agli Enti Locali.
Quindi insieme alla nuova legge elettorale denominata Italicum, le modifiche che vengono proposte e approvate, e specialmente il metodo usato per completarne l’iter, hanno contemporaneamente indebolito e svilito il ruolo del Parlamento, sede della rappresentanza popolare da un lato, mentre dall’altro fanno in modo che la Costituzione repubblicana non sia più la stessa, così pensata e voluta da chi la costruì come carta di garanzie e tutele per i diritti fondamentali della persona.
La nostra Costituzione ha una storia, ha una storia antica. Parte dallo Statuto Albertino, attraversa il periodo fascista, e poi nasce dopo la Resistenza.
In quell’atto dell’Assemblea costituente si sono unite tante personalità: cattolici, comunisti, socialisti, liberali, e hanno raggiunto un compromesso, ma nel senso buono del termine, un compromesso: sono riusciti a scrivere una Carta, che non a caso è stata definita da molti come una delle migliori del mondo, grazie alla rinuncia da parte di ognuno di qualche propria ideologia, per trovare la forma migliore in assoluto.
Quindi la Carta fondamentale, così come è nata, è la garanzia dell’equilibrio fra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Pertanto ogni sua revisione deve trovare la più ampia condivisione fra le forze politiche. Non si può parlare di riforma costituzionale, e invece è una riforma voluta dal Governo.
E siamo di fronte in questi anni a uno slittamento progressivo. La funzione legislativa è del Parlamento, mentre qui ormai ogni legge, ogni cosa che si fa, e a maggior ragione suona strano per una riforma costituzionale, le riforme sono del governo, cioè il governo è diventato ormai il potere legislativo, svuotando il Parlamento da questa sua funzione che invece è fondamentale.
Tutti i più importanti provvedimenti che sono stati presi non solo da questo governo ma anche già dal governo Monti, ad esempio solo per ricordare la cosiddetta abolizione delle Province, che poi le Province sono ancora là, quindi c’è stata una serie di errori macroscopici: per abolire le Province era necessario il cambio della Costituzione; non si è voluto passare da questa parte; si è provveduto a una specie di svuotamento dei compiti delle Province, diventando l’elezione, invece che diretta, indiretta, e comunque l’organo della Provincia rimane, rimane con un suo bilancio, rimane con i suoi Funzionari, rimane con i Dirigenti, e ancora siamo in attesa di sapere da chi e dove andranno le competenze, eccetera; o provvedimenti tipo quello che viene chiamato “Sblocca Italia”.
Tanto per dire cosa c'era dentro lo “Sblocca Italia”, c'era ad esempio tutto il problema delle trivellazioni, e allora addirittura dieci Regioni hanno dovuto impugnare quel provvedimento per poter ottenere di fare un referendum su questa materia. Quindi diventa sempre più stringente e evidente il contrasto che avviene tra organi costituzionali, organi territoriali, Istituzioni e governo.
Qui siamo di fronte a una maggioranza di governo che intende procedere indipendentemente, e se le cose non sono previste e possibili secondo certi Regolamenti, si cambiano i Regolamenti. Quindi fatte tutte queste considerazioni e nel merito chi vi sta parlando adesso non ritiene che la Costituzione sia una cosa intoccabile.
E’ chiaro, la Costituzione per un laico è una specie di Bibbia, ci sono le regole etiche di comportamento; è il Regolamento al quale tutti i cittadini devono essere fedeli; tutti noi che siamo dei politici, quindi ai quali è stata affidata in qualche modo anche la rappresentanza e un qualche compito, abbiamo l’obbligo previsto dalla Costituzione di assolvere a questo compito con disciplina e con onore.
Non c'è in questo caso un giudizio di intoccabilità della Costituzione, però la Costituzione, per essere cambiata, prevede delle procedure, dei passaggi. C’è un apposito articolo 138 che prevede che ci sia una maggioranza dei due terzi, che sia molto ampia; prevede che eventualmente ci sia il referendum, senza quorum e di tipo confermativo.
Quindi vuol dire che i costituenti hanno previsto come si può o si possa cambiare la Costituzione, non l’hanno resa un totem intoccabile, però è necessario seguire le regole e le procedure per cambiarla. Non si può andare avanti a colpi di ghigliottine e canguri e “se non approvate questo, andiamo tutti a casa e vi mando tutti a casa”. Questo è un modo arrogante secondo me di interpretare la politica.
Nel caso specifico quindi non è un giudizio sulla legittimità o meno di un governo di proporre dei cambiamenti. E’ il fatto che è il Parlamento che è rappresentante del popolo sovrano, al quale in ultima istanza spetta di esprimere un giudizio vero su questa questione.
Quindi la mozione esprime una condanna nei confronti di queste modifiche che sono state poste in essere; rivolge un appello al Presidente della Repubblica a richiamare questo Parlamento al rispetto dei principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione, e si impegna a sensibilizzare l’opinione pubblica per la salvaguardia della nostra Costituzione e dei suoi principi, soprattutto in previsione del fatto che ci sarà un referendum confermativo in merito. Grazie.