Grazie Presidente. Io inizio da dove ha finito il mio amico Salvan Rinaldo. Credo che la dialettica e la capacità di esporre le proprie opinioni sia un patrimonio di ognuno di noi, e debba essere espresso proprio nel contesto della sede rappresentativa dei cittadini che è il Consiglio Comunale.
Salvan non ha fatto altro che ripercorrere il percorso di questo PAT, riconoscendo il suo piacere, la sua contentezza, che credo debba appartenere un po' a tutti, di essere arrivato al traguardo. In effetti di tempo ne è passato. Giovanni Salizzoni diceva ieri certi ritardi sono dovuti a fenomeni di adattamento normativo, però credo che sia in animo di tutti noi portare a casa questo strumento per poter cominciare ad operare sulla città.
Quindi, da parte di Salvan, da parte mia, da parte del mio Partito c'è comunque un apprezzamento per il fatto che si arrivi al risultato, anche se in maniera frettolosa, le ultime due settimane: tre Commissioni in una settimana, senza possibilità poi anche fra noi di confrontarci. E poi in questi due giorni, dove devo dire, l'avevo annunciato anche in Commissione, si deve compendiare impegni tipici di queste giornate.
Vedete, ci sono sicuramente dei meriti, dei meriti ed una continuità ovvia, il documento preliminare che è partito con la Giunta precedente, che mai, nonostante tutti i vari incontri di concertazione e di partecipazione, però mai è venuto in Consiglio Comunale. Quindi, non è che io devo additare responsabilità, oppure demeriti a questa Amministrazione o all'altra!
Sta di fatto che questo è un atto politico e amministrativo che parte come presupposto dal documento preliminare della Giunta Avezzù, su cui tra l'altro, con molta schiettezza, la mia componente politica aveva tante riserve: un PAT che accoglie un insieme di PIRUEA sul quali noi abbiamo, ed è nota la nostra posizione, eravamo estremamente critici.
Mai e poi mai questo documento, proprio per un fatto normativo, è venuto in Consiglio Comunale, perché se il presupposto fondamentale del Piano è il documento preliminare, perché da qui poi ci disegniamo tutti i vari elaborati, vengono stabiliti tutte le varie tavole, eccetera, voi capite che se devo muovere, se muovevo delle eccezioni allora, sono le eccezioni che muovo anche adesso, per fortuna in Consiglio Comunale, perché mai il documento preliminare è venuto in Consiglio Comunale.
Quindi, le posizioni sui PIRUEA era una posizione critica, quindi diventa una posizione critica sul documento preliminare, con una serie di passaggi non condivisibili. Poi ovviamente la co- pianificazione con la Regione, tutti i vari passaggi che sono stati fatti, eccetera, tutto sommato hanno portato ad un disegno che trova attuazione della seduta attuale.
Io dico che per fortuna noi non abbiamo avuto timore di esprimere le nostre valutazioni allora, come lo facciamo adesso, forse perché nella Giunta Avezzù c'era più spazio di dialettica e anche di posizione diverse. Io ho apprezzato molto in Commissione le posizioni puntuali e critiche anche di Maldi, e con questo Maldi non era un rompiscatole, era uno che portava un contributo, tant'è che io ho sottoscritto il suo emendamento, perché calza a pennello.
Quindi, se ci sono delle voci che assumono posizioni di criticità ben vengano, in un discorso però complessivo dove che alla fin fine questa esigenza di portare a casa il risultato è avvertita da tutti.
Non nascondo che nel disegno originario, che poi viene mantenuto… per esempio sulla viabilità ci sono tante cose da dire, sulla Passante Nord, così come è disegnata, guardo il mio amico Albertino Stocco, perché anche lui non è mai stato favorevole alla Passante Nord che passa sull'argine del Ceresolo, e noi l'abbiamo ben evidenziato! Questo disegno, che va a fare una rotatoria, che passa il canale per andare di là del Ceresolo, fa semplicemente ridere, scusate! Fa ridere!
O vai diritto, oppure la Passante Nord è quella che viene 44 chiaramente inserita nel Piano Regolatore che è molto più in alto, molto più a Nord. Ecco, queste opzioni il PAT le ha accolte, quindi c'è una posizione critica che viene mantenuta e viene assunta.
Poi c'è un discorso legato, io in Commissione Consiliare ho preso la decisione di non partecipare al voto della Commissione, perché in tre giorni non ero padrone della situazione, i tempi così affrettati non mi mettevano in condizione di studiare, l’ho fatto ieri sera con qualche mio collaboratore, che dal punto di vista tecnico sa qualcosa, e soprattutto in relazione all'emendamento che Maldi ha presentato, se mi consentite volevo precisare e dare, quindi, un contributo al Consiglio Comunale sulle considerazioni che ho tratto relativamente alle politiche abitative, che poi è un settore che mi riguarda particolarmente, ma che è un settore che riguarda chiunque di noi, perché il problema casa è un problema non di poco conto, è un'emergenza vera e proprie, quindi credo che uno strumento come il PAT debba individuare dei momenti particolari e dei presupposti fondamentali per le decisioni future.
Il PAT deve riconoscere la rilevanza della funzione abitativa quale fattore essenziale e imprescindibile per la crescita individuale e sociale della persona e della famiglia, allo scopo di garantire l'equilibrio dell'assetto sociale. Qui ci troviamo tutti d'accordo. L'obiettivo del soddisfacimento del fabbisogno abitativo deve, quindi, trovare risposta in tutti gli ATO.
Per rendere istituzionale e visibile tra le scelte il PAT, credo debba prevedere, secondo l'Art. 39.2 della Legge Regionale 11 del 2004, una riserva di cessioni, di superfici o volumi per soddisfare la quota di edilizia residenziale pubblica, di cui alla stessa normativa, di cui il PAT deve tener conto di quanto prevede la legge.
Dall'esame della documentazione di corredo del PAT, mi si permette di osservare però, come nell'analisi sociologica e demografica -ecco l’appunto sul documento preliminare del 2005- come nell'analisi sociologica e demografica pare non essere stata sufficientemente evidenziata la previsione sull'andamento economico medio della popolazione cittadina, funzionale ad effettuare previsioni, ancorché di massima sul futuro andamento delle domande di alloggi a canone sociale, nonostante l'attivazione di -come viene detto- di politiche di sostegno.
C'è un'affermazione: di politiche di sostegno all'offerta residenziale per particolari fasce sociali. Tutto quello che si dice è chiuso in questa frase. Sia stata dichiarata fra le politiche urbanistiche di indirizzo del Piano.
Il rischio è che uno strumento programmatico essenziale, come il PAT, non consenta al decisore pubblico/politico di far fronte, con idonee previsioni, ai fenomeni di entità sociale non previsti.
Proseguendo poi nell'analisi dello strumento, si può notare come nella dichiarazione di intenti delle iniziative di marketing urbano per una città di vivere, inserito nel documento preliminare, si pensi - tra virgolette quello che c'è scritto nel documento preliminare- alla realizzazione di una qualità urbana ed edilizia e di una politica di incentivi, capace di attirare nuove quote di residenti con abitazioni a costi contenuti: i giovani sposi, i neo diplomati, i laureati, eccetera.
Mentre una seria politica di inserimento obbligatorio di quote abitative di edilizia pubblica, unita però ovviamente all'edilizia privata, pare, cioè è prevista praticamente solo sulle frazioni.
L'ulteriore rischio è quello che, tenendo anche conto delle possibili politiche di cessione del patrimonio abitativo a canone sociale, sarebbe quello di una localizzazione delle quote di abitazione a canone sostenibile in ambiti periferici, o comunque marginalizzati, con un inevitabile aumento del fenomeno dell'inaccessibilità urbana, a seguito di una obbligatoria mobilità globale, non sopportabile da alcuna politica di trasporto pubblico urbano, specie se tiene conto della percentuale di utilizzo dei mezzi pubblici dichiarata al 70%, valore invero non trascurabile, ma che implicherebbe la necessità di aumento dell'offerta, a fronte di un aumento di richieste di mobilità sostenibile.
Scenario che non sembra economicamente raggiungibile. Ecco quindi allora, sarà Maldi che illustra l'emendamento, ecco quindi che da parte mia, da parte credo possa emergere da tutto il Consiglio Comunale, di rendere obbligatoria la presenza di alloggi di edilizia residenziale pubblica a canone sociale, ai sensi della legge regionale 10, o a canone concertato ai sensi della legge regionale 431, che riguarda gli affitti nella locazione privata, definendo precisi criteri da inserire nel PAT.
45 Ecco, l'emendamento che sottoscrivo che è quello di Maldi. In grado, quindi, di salvaguardare il grado attuale di soddisfazione delle richieste di ERP, Edilizia Residenziale Pubblica, e la creazione di condizioni per un aumento dell'offerta di tale servizio, sia esso di edilizia abitativa a canone sociale, sia a canone calmierato, per periodi sufficientemente lunghi, 9 - 15 anni. Ecco, questo è il significato dell'emendamento, del quale devo ringraziare Maldi, che mi trova perfettamente d'accordo.
E poi un'altra mia considerazione, cioè quest'eccessiva urbanizzazione e trasformazione, con criteri di edificabilità nelle frazioni, ecco, mi pare sia estremamente eccessiva. Tra l'altro, non dico in contrasto, ma che comunque non va proprio in linea con quanto detto nel documento preliminare, dove la valorizzazione dell'identità locale, che devono basarsi certamente sulla conservazione, perché il nostro patrimonio a livello di frazioni è un patrimonio che va salvaguardato e va valorizzato il più possibile!
Però il tutto va riferito al tema dell'accessibilità, perché voi capite bene che, estendendo urbanisticamente e in maniera edificatoria le frazioni, sono costi pubblici che crescono, servizi che crescono. E quindi è una previsione, secondo me, eccessiva. Questa estensione che viene data alle frazioni io la ritengo eccessiva.
Servirebbe solo quella fondamentale per valorizzare e conservare la caratteristica frazionale.