Presidente, grazie. Il tema sollevato dal Consigliere Avezzù è un tema di forte attualità, che ha trovato un'occasione di presentazione, anche se molto breve, data la circostanza, anche sabato scorso, quando c'è stata la celebrazione dei 100 anni dell'Ordine dei Medici.
E io ero proprio a fianco del dottor Marcolongo e gli ho anche riproposto il desiderio, non certamente a titolo personale, ma a nome della nostra comunità, perché possa esserci una riflessione più compiuta in ordine al tema della sanità, anche usciamo dalla… Così, dallo stereotipo che spesso la stampa utilizza: “Il buco della sanità” o cose di questo genere. Perché dico questo, Consigliere Avezzù?
Perché contestualmente stiamo affrontando questi temi all'interno di quella riflessione più ampia, che porta e che porterà, di qui a 10 giorni circa, al Piano di zona.
Piano di zona che è modulato nelle proposte che stanno venendo dai diversi tavoli, proprio nella considerazione che il Comune capoluogo abbia una sanità adeguata a quelle che sono le istanze dei nostri concittadini, tenendo anche presente che la ristrutturazione del corpo centrale assicurerà, all'interno dell'Ospedale medesimo, l'Ospedale del capoluogo, prestazioni, servizi e anche condizioni di permanenza, nella sede ospedaliera, di grande prestigio e di grande livello.
Come si è ricevuto dalle valutazioni che 10 giorni fa, circa, sono intervenute quando è stata inaugurata una nuova strumentazione, tecnologicamente avanzatissima, proprio presso alla sede ospedaliera. Sicuramente il periodo di gennaio è più opportuno. Perché motivo?
Perché sul finire di gennaio dovremo già avere conclusa tutta la parte relativa all'attuazione dei percorsi che il Piano di zona va proponendo. Se il Piano di zona è strettamente correlato al socio sanitario, e sicuramente più al socio, che non al sanitario, è peraltro vero che il Direttore è impegnato, riunione dopo riunione, assieme al Dottor Scapin, ad esaminare questi percorsi.
Per cui sul finire o, diciamo, la seconda metà di gennaio può essere più opportuna anche per i tempi che il Direttore Generale può riservarsi. Non entro assolutamente nella polemica della… abbastanza attuale, circa quello che può essere l’onere che, nell'ambito della sanità pubblica, anche… dei costi della sanità regionale, diciamo così, il privato può esprimere e può richiedere. Non entro assolutamente in questo ambito.
Faccio presente che sto rileggendo una lunga documentazione, che risale al dottor Marcolongo stesso, che fa i raffronti, dal 2003 in poi, con costi e flussi di degenze e di accessi alle prestazioni ambulatoriali, di tutte le realtà disseminate sul territorio, sia pubblico che privato. Propone percentuali, propone insomma anche oneri finanziari.
E, se non ho letto e se non ho interpretato male, vede anche un ammontare di oneri abbastanza rilevanti, al punto che questa sua relazione prospetterebbe -ma debbo leggerla con migliore attenzione in questa parte- che potrebbero essere ricavati risparmi per la sanità pubblica dell'ordine di € 39 milioni solo per l'Usl 18. Solo per l'Usl 18. Beh, anche di questo potremmo parlarne quando sarà il momento.
Certamente mi fa piacere dirlo, questo in Sala Comunale, che le personalità che sono venute, dicevo una decina di giorni fa, all'inaugurazione di questa nuova proposta tecnologica, c'erano anche i Consiglieri Zangirolami e Bimbatti, hanno sottolineato come in Rovigo si vadano proponendo eccellenze che sono disgiunte, eccellenze sul piano tecnologico, che non sono certamente disgiunte da quelle qualità e da quelle abilità professionali, da quelle competenze che il professionista, come persona, sa esprimere nei diversi settori.
Perché richiamo questo concetto? Perché sicuramente ogni ambito, soprattutto in un terreno così fluido e soggetto, per fortuna, ad innovazione, qual è quello della Sanità, il significato positivo, i valori in campo che la nostra comunità scientifica sa esprimere, beh, credo che siano motivo di 18 orgoglio, e non solo di reprimenda o di contestazione o di riserva. Cosa che, come vizio italiano, siamo abituatissimi a fare, ma che oggettivamente la nostra Sanità non merita assolutamente.
Grazie. Ah, la seconda. La seconda nasce… la risposta alla seconda domanda richiama un equivoco di fondo che si è originato tra i portatori di copie e di opere originali, mi riferisco all'artista, al fotografo Giolo, e anche a un collezionista di Roma che ha delle copie, non ha gli originali, ha delle copie, ma che aveva messo a disposizione anche le sue copie per la mostra, ecco, permanente.
Sul termine permanente, in quanto, nella convenzione che era stata stipulata e che mi sono letto via, via, si parlava di cinque anni, e sarebbe stata poi possibile una proroga, una ripetizione, una ripresa, previa intesa tra le parti. Non c'è stata una corrispondenza fluida tra, soprattutto, la famiglia romana e i nostri Uffici, perché noi abbiamo un indirizzo, l'indirizzo di Roma, mentre la famiglia permane lungo tempo fuori Roma, in altro luogo. Quando ci siamo resi conto che… Cos'è intervenuto?
Giustamente tu hai ricordato che, in occasione dell'esposizione dei quadri delle dimore storiche del Veneto, si è reso necessario, essendo trascorsi cinque anni, ad un utilizzo degli spazi, predisponendo un'attenta salvaguardia delle opere che sono state temporaneamente spostate, in attesa che ci fosse anche una risposta da parte dei titolari delle opere stesse, o copie o originali che fossero.
E qui non c'è stata una comunicazione, chiamiamola fluida ed efficace, fra gli Uffici e le persone che cortesemente avevano messo a disposizione queste opere. Al punto che io ho dovuto personalmente scrivere a questo signore, il quale finalmente ha ottenuto, ha potuto vedere le mie note e le note del dottor Pirani, ovviamente, che teneva e tiene tuttora i collegamenti.
Ho ricevuto questo signore, il quale questo signore, Vampa, mi sembra che si chiami, di Roma, il dottor Vampa, che ha detto che è disponibile a riproporre queste sue opere nel momento in cui, come è in animo, con alcuni aggiustamenti, nel percorso espositivo, quando saremo in grado di predisporre un allestimento che possa dare ulteriore risalto alle opere medesime.
Che sono state in parte restituite su richiesta al Gioli di Lendinara, e in parte ancora conservate nel Museo dei Grandi Fiumi, anche se è un'opera particolare, quella in bronzo, che necessita di una particolarissima organizzazione e modalità anche per il trasporto, possa essere richiesta e trasferita poi temporaneamente, perché così chiede il proprietario. Qual è l'intenzione dell'Amministrazione?
Creare un allestimento che possa effettivamente mantenere la mostra Milani in piena visibilità, io aggiungerei anche in una condizione per cui possa essere visitata con maggior frequenza, perché negli ultimi anni non abbiamo avuto richieste effettive di poter visitare opere. Opere che io non sono Sgarbi, né mi metterei neppure lontanamente a paragone, opere che hanno una suggestione e hanno una forza nel marmo o nella creta o nel materiale utilizzato, davvero molto efficaci.
Anche e soprattutto quando ci sono quegli esempi, leggermente modificati, dal primo modello alle altre, che sono state poi riproposte! Ce ne sono alcune, soprattutto visi di fanciulle, che sono di una delicatezza straordinaria! L'obiettivo, se ci saranno anche le risorse per poterlo fare, è di preparare appunto la condizione perché sia effettivamente permanente, non alla scadenza dei cinque anni, possa essere chiusa.
Grazie.