Grazie Presidente.
Credo che sia dovuto un ringraziamento, come ha già fatto il Consigliere Stocco, all'Assessore Pineda per la giornata, per l'argomento che ha introdotto con il documento, con l'ordine del giorno che poi andremo a votare, e che in maniera, in qualche modo anche coraggiosa, in maniera anche molto decisa, introduce, senza mezzi termini, in quest'Aula, quindi alla discussione dei colleghi Consiglieri, ma anche poi dei gentili ospiti ed amici anche che conosco e che hanno voluto condividere con noi questa mattinata.
Un tema di importanza straordinaria che è il tema della povertà, il tema che è riconducibile poi al diritto stesso alla vita. Quindi un grazie all'Assessore, grazie ai contributi delle persone che sono già intervenute.
Credo che senza mezzi termini, a metà mattina, si possa dire che il problema della povertà, dell'emarginazione, del rischio di sopravvivenza di una vita dignitosa, sia presente, non solo in maniera costante, cospicua, diffusa eccetera eccetera, nei paesi del terzo mondo, ma sia presente in maniera capillare, anche se sotterranea e nascosta, anche nelle nostre città, quindi anche in questa nostra società occidentale. Non voglio aggiungere nulla di più di quello che è già stato detto.
Questa deve essere una presa di coscienza, una consapevolezza che come cittadini prima e oggi anche come amministratori dobbiamo avere.
Le povertà anche nella nostra città, anche nella nostra società, ci sono; dobbiamo, nei limiti della nostra possibilità, ripeto come cittadini e come volontari, per chi poi esercita anche questa sua attività nelle diverse tante associazioni che ci sono, e che quindi io ritengo doveroso anche ringraziare, ma anche come amministratori, dare il nostro, seppur piccolo, ma dare il nostro contributo.
E per non voler aggiungere e ripetere ciò che altri Consiglieri hanno detto, credo che però il tema della povertà vada indubbiamente inserita nel tema generale dei diritti umani e delle azioni, ripeto, delle azioni che bisogna mettere in campo a livello non solo nazionale ma soprattutto o quasi esclusivamente a livello internazionale e mondiale, per la tutela di questi diritti umani.
Se noi vediamo la Dichiarazione del 1948, è una dichiarazione dettata che nasce da una fine della Seconda Guerra mondiale, da un disastro, appunto, mondiale, da un genocidio, e quindi nasce da un'esigenza fortissima di scrivere a chiarissime lettere quello che è il diritto, o meglio i diritti dell'uomo e della donna in quanto esseri umani.
Però, se prendessimo i dati che anche oggi sono stati così elencati in maniera molto efficace, qualcuno potrebbe concludere dicendo che, a distanza di quasi sessant'anni, quella dichiarazione rischia di rimanere solo una dichiarazione di principio, perché disuguaglianze, povertà, privazione della libertà e quant'altro, sono ancora presenti in grandissime parti.
Non so se qualcuno di voi.. però ci sono delle situazioni che devono essere sicuramente prese in considerazione o quanto meno conosciute, sulle ragioni che poi portano anche a questa situazione.
Non so se qualcuno di voi, degli amici Consiglieri, ha avuto modo di vedere l'intervento del professor Tremonti ieri sera nella trasmissione di Fazio, dove, in maniera indubbiamente lucida e con poche parole, poi non so se lo condividete o meno, io cercherò in maniera rapidissima di riassumerlo, sperando di riuscire a farlo in maniera corretta, che dice questo, sostanzialmente: con l'affacciarsi di moltissime persone sul mercato internazionale -se non ricordo male lui parlava di un miliardo, credo riferendosi alla Cina ma potremo anche estendere lo stesso ragionamento all'India o quant'altro- che cosa sta succedendo?
Sta succedendo che quel processo che noi tutti pensavamo della globalizzazione, è stato citato anche prima, un processo partito da circa una decina d’anni direi, che doveva portare, almeno si riteneva, un benessere, una crescita economica, civile, eccetera, delle popolazioni, sta invece comportando degli effetti negativi che qualcuno aveva già auspicato.. non auspicato ma che qualcuno aveva già intravisto e che oggi stiamo provando in maniera anche tangibile, visto quello che diceva l'amico Zagato prima, che oggi una persona che 10, 15 o 20 anni fa aveva un reddito dignitoso, oggi si trova in discreta difficoltà.
Cosa significa? Questo ingresso di tutte queste persone nel mercato mondiale, comporta una domanda sempre crescente di materie prime, il carbone, e pensiamo alla Cina, e dei prodotti che porta e che porterà, a detta del professor Tremonti, se ho ben compreso il suo pensiero, ad una crescita costante dei prezzi.
Noi tutti leggiamo e constatiamo poi, giorno dopo giorno, il prezzo del gas, il prezzo del petrolio, la crescita del prezzo del cibo, del latte, del pane, eccetera, a parità di stipendi, a parità di salari, a parità di potere o al limite, di fronte ad una perdita, di potere d'acquisto. Allora questo è un segnale allarmante, un segnale che cosa significa? Che il processo della globalizzazione non sta producendo effetti positivi che qualcuno o che molti in qualche modo si auspicavano.
E questa è una questione che dovrà essere affrontata dai paesi e dovrà essere affrontata a partire anche dalle autonomie locali, fino anche ai paesi.
Perché nel momento in cui cresce il bisogno degli individui, delle famiglie di essere in qualche modo assistiti dallo Stato, dall'Ente locale, lo Stato e l'Ente locale si trovano sempre meno risorse per poter dare quel tipo di risposte, perché sappiamo tutti qual è il trend di questi ultimi anni, che è quello di ridurre la spesa pubblica, perché la spesa pubblica si basa sulla tassazione e un'elevata tassazione non rende competitivo il nostro Paese.
Detto questo arrivo alla prima delle due riflessioni velocissimamente, che volevo fare. Oggi non è possibile, al fine di tentare di garantire il rispetto dei diritti umani in tutti i paesi del mondo, affidarsi solamente alla crescita che la globalizzazione oggi in qualche modo garantisce nei paesi del terzo mondo o meno sviluppati. Noi abbiamo constatato, cioè cos’è che possiamo constatare?
Che in certe realtà la globalizzazione, la velocità delle telecomunicazioni, lo scambio e la globalizzazione dei mercati finanziari rischia di accrescere il prodotto interno lordo, rischia di accrescere la ricchezza di una certa parte di paese, ma non garantisce, ripeto, non garantisce la crescita civile e sociale e culturale di quel paese.
Quindi, il primo messaggio che credo si possa dare è questo: se interventi economici, attraverso aiuti di Stato, attraverso organizzazioni eccetera eccetera, nei confronti dei paesi che si trovano in difficoltà, questi interventi economici devono, a mio modo di vedere, necessariamente essere integrati, appoggiati o accompagnati da azioni che consentano, da un lato la crescita economica, e dall'altro altrettanto la crescita culturale, civile e sociale.
Perché non avrebbe senso, almeno nei confronti del rispetto dei diritti dell'uomo, dare da mangiare, dare un lavoro, dare un tetto a una persona per poi privarla comunque della libertà di parlare, di circolare e di vivere. Questa è la prima considerazione che ho cercato in qualche modo di fare. Introduco un altro aspetto: ma a 60 anni dalla Dichiarazione chi controlla, chi può verificare se i Paesi rispettano o meno nel loro interno la Dichiarazione di questi valori e di questi principi?
Allora, noi sappiamo che, al di là degli organismi delle Nazioni Unite, degli organismi internazionali, sappiamo che è molto difficile, molto difficile riuscire ad entrare in quei paesi e riuscire a condizionare e modificare il comportamento di quei paesi che nel loro interno, di facciata rispettano i diritti umani ma nella sostanza non lo fanno!
E allora l'altro elemento che noi dovremmo, in qualche modo, porci è: è possibile -e lo rivolgo magari agli altri amici Consiglieri che vorranno... e anche agli ospiti che sono intervenuti- è possibile in qualche modo accettare l'idea che la garanzia dei diritti umani universalmente riconosciuti, passi solo attraverso la citazione di un controllo in sede internazionale?
Ovvero, è possibile oggi che la garanzia del rispetto dei diritti umani in ciascun Paese possa essere data solo dal concordare che in sede internazionale, con un organismo indipendente, questo organismo possa effettuare quel relativo controllo?! Non significa violare la sovranità degli altri paesi, ma significa verificare se questa sovranità prevarica i diritti degli uomini e delle donne che, come detto prima, vengono prima di tutto in quanto esseri umani.
Chiudo, mi scuso se sono stato troppo lungo, facendo anche questa brevissima riflessione: il ruolo dell'Europa. Che ruolo può avere l'Europa nei confronti del rispetto dei diritti dell'uomo? Noi sappiamo che l'Europa è uscita nel secolo scorso da due guerre estremamente sanguinose; l'Europa è uscita da una contrapposizione politica dei due blocchi, nel 1989/90; sappiamo oggi che l'Europa ha sicuramente un'identità economica e sta costruendo la sua identità politica.
E allora oggi mi chiedo se quell'Europa, con le sue tradizioni, con la sua tradizione democratica, con la sua capacità di mettere insieme paesi e culture diverse, possa essere a livello internazionale quel soggetto politico, in grado di spingere al massimo verso il riconoscimento di questi diritti.
E anche su questa mia, come dire, riflessione chiedo, anche perché non riesco a dare una mia opinione su questo aspetto, una mia opinione compiuta, chiedo quello che è il vostro, la vostra opinione sul fatto che possa essere riconosciuta, di fronte a disastri, di fronte ai genocidi, di fronte alle morti e alle violazioni costanti dei diritti umani in tantissimi paesi, se è possibile, a vostro parere, riconoscere una sorta di diritto di ingerenza comunitaria. Cioè, cosa voglio dire?
Un diritto superiore alle persone, o meglio a favore delle persone. Un diritto superiore ai singoli Stati che consenta alle organizzazioni, tipo alle Nazioni Unite, di intervenire, ripeto, nell'esercizio di una sorta di diritto di ingerenza comunitaria, per tentare di risolvere quelle situazioni che forse la cooperazione, che forse la collaborazione non riuscirebbero a fare. Chiudo ringraziando di nuovo l'Assessore Pineda.
Non formulo precisazioni, non formulo rettifica al documento, perché, al di là delle singole parole, credo che il messaggio, il contenuto che esso contiene e già fortemente presente. Credo che, piuttosto che piccole modifiche, ci dobbiamo tutti impegnare, noi come amministratori, la Giunta nella redazione del Bilancio e quant'altro, in gesti concreti e tangibili per la nostra realtà e per quella internazionale. Grazie.