Grazie Presidente. Allora io, Presidente, comincerai con la lettura della mozione che era stata firmata, oltre che da me, da tutti i capigruppo di maggioranza, e non volevo un attimo spiegare anche il perché della mozione stessa.
Allora, io ho partecipato -e insieme a me c'erano altri Consiglieri che evidentemente erano interessati- ad una conferenza, un incontro pubblico ancora il 30 ottobre, in cui alcuni insegnanti, insieme a genitori e studenti, esprimevano tutte le loro preoccupazioni per il futuro della scuola pubblica. Raccolte, diciamo, le istanze di quell'incontro, abbiamo formulato insieme questa mozione, la quale pone all'attenzione del Consiglio Comunale le problematiche della scuola.
Naturalmente tutto parte dai provvedimenti della legge 133, l’art. 64, in particolare il comma 6 che prevede alcuni tagli al settore della scuola, tagli piuttosto pesanti, 8 miliardi su 41 del bilancio del 2008, tagli che evidentemente si riflettono anche nella riduzione del personale.
Poi successivamente è intervenuta anche la legge 169 del 2008 sempre, l'ex decreto su legge 137, meglio noto come legge Gelmini, e il tenore di questa mozione era questo, dice: "Considerato che i suddetti provvedimenti comporteranno ingenti riduzioni di finanziamenti alla scuola -8 miliardi come vi dicevo sui 41 del bilancio 2008, e all'università 1.441 milioni- con conseguenti riduzione di personale -parliamo di 132.000 posti di lavoro, poi dirò anche perché tutte queste cose e ritengo che interessino il Consiglio Comunale naturalmente- e accorpamento delle materie di ore di lezione in tutti gli ordini e gradi di scuola, aumento degli alunni per classe, soppressioni di sedi scolastiche, con la possibilità che anche le università pubbliche e le scuole -c’è un disegno di legge in questo senso in via di approvazione al Parlamento- possano diventare Fondazioni e quindi un processo di privatizzazione”.
La seconda parte di questa mozione precisa che proprio questo strisciante processo di privatizzazione della scuola pubblica, è quello che preoccupa maggiormente insegnanti, genitori e studenti.
Allora, diciamo poi che “Consapevoli che i problemi e i limiti della scuola pubblica sono noti a tutti, ma che non possono certo essere affrontati con la scure della legge finanziaria o a colpi di decreto, senza nessun dibattito che coinvolga tutti gli operatori del settore, i genitori e gli studenti, 44 e tenendo presente che la scuola materna e la scuola primaria, con le impostazioni e le attività svolte in questi anni, sono considerate dagli studi dell’OCSE a livelli di eccellenza, preoccupato, ritenuto, eccetera”.
Allora, stiamo parlando da un lato di tagli, da un lato di privatizzazione del servizio scolastico, dall'altro di nessun dibattito che abbia coinvolto insegnanti, genitori e studenti. La preoccupazione, ribadisco, è quella che il futuro della scuola pubblica sia progressivamente svilito e non potenziato. Sappiamo che è la principale agenzia formativa e che la scuola pubblica è in qualche misura la garanzia del futuro dei nostri figli e delle generazioni che verranno.
Allora, che cosa si chiede? Che cosa c'entra il Consiglio Comunale in tutto questo?
Perché qualcuno mi ha obiettato che il Consiglio Comunale… allora c'è anche una mozione dell’Anci su questo, che io metterei anche discussione a questo punto, nel senso che penso che possa essere condivisa la preoccupazione, anche perché, insomma, è di Anci Veneto e quindi, voglio dire, penso che possa offrire un altro punto di vista a quello che può essere il nostro, e che però pone lo stesso gli accenti sulle stesse questioni, anzi per certi versi si spinge anche più in là rispetto a quanto abbiamo scritto noi.
Allora, “Riduce -dice l’Anci- personale, riduce di conseguenza la qualità dei servizi per i nostri cittadini”. E qui siamo chiamati in causa come Amministrazione Comunale. Il rischio di una ricaduta negativa sul bilancio del Comune perché?
Perché i provvedimenti successivi sono, cito una circolare del 2009, dice testualmente che l'offerta di dati per i servizi sarà vincolata alle risorse di organico e alla disponibilità di servizi dei Comuni. Ora è evidente che, in assenza di un intervento, diciamo statale, sarà il Comune che dovrà supportare i servizi che lo Stato non è, non vuole o non è più in grado, per scelta (mi sembra evidente da questo punto di vista) garantire.
Inoltre, oltre a ridurre la qualità della scuola, stiamo tagliando alcuni servizi essenziali alle famiglie, tempo pieno, tempo prolungato, il tempo scuola in generale, che difficilmente, ripeto, potranno essere surrogati dai Comuni stessi e che andranno ad aggravare la situazione delle famiglie e delle donne in particolare che lavorano. Allora, veniamo alla nostra realtà e le ricadute di questa situazione sono: in Veneto abbiamo 8.500 studenti in più, ma avremo 2.227 professori in meno.
In provincia, nella scuola primaria, prendo un articolo del Gazzettino, si dice che avremo 36 alunni in più, ma 25 classi meno e 40 insegnanti in meno. Ecco, nel Comune, per esempio, abbiamo -sempre dal Gazzettino- “La scuola elementare di Buso chiude tra i tagli della riforma Gelmini”, eccetera, eccetera. Allora che cosa vogliamo proporre con questo?
Il tentativo, appunto, di aprire una discussione su questi provvedimenti e la richiesta che viene fatta nella nostra mozione, senza che la legga tutta, era in sostanza questa: mettiamoci, ritiriamo questi provvedimenti, mettiamo insegnanti, studenti e genitori attorno a un tavolo per discutere di una riforma condivisa della scuola!
Nel senso che non è possibile e non è ipotizzabile che ad ogni governo che si sussegue, di centro-destra o di centro- sinistra che sia, andiamo a ridiscutere il futuro generale della scuola.
Allora le proposte sono queste: “Preoccupato per il futuro della scuola pubblica e dell'intero sistema formativo, il Consiglio Comunale di Rovigo, ritenuto che la scuola sia la principale agenzia formativa e che rappresentando il futuro dei nostri giovani e del nostro Paese, vada potenziata e non svilita di risorse, invita il Governo al ritiro urgente dei provvedimenti succitati e all'avvio di un tavolo di confronto con tutte le componenti della scuola, studenti, genitori, insegnanti e personale Ata, alfine di arrivare ad una vera riforma, condivisa e discussa dal Parlamento, evitando così che ad ogni nuovo Governo ridisegni la scuola ad ogni nuova legislatura”.
La riduzione del tempo scuola è di tutti gli ordini e gradi, partiamo dalle elementari, arriviamo alle medie, ai licei e ai tecnici.
45 Ora, parallelamente si aumentano il numero di alunni per classe, anche se ci sono dei provvedimenti, e quindi legge diciamo sulla sicurezza, norme di prevenzione incendi sulla sicurezza scolastica, che vietano nelle aule comunque di mettere più di 25 alunni più l'insegnante, anche se c'è un altro decreto ministeriale, norme tecniche relative all'edilizia scolastica, che dà una normativa sugli spazi di agibilità.
Allora credo che questi provvedimenti vadano a incidere pesantemente sulla scuola, ma semplicemente con un fatto di tagli. Allora, meno ore di scuola per tutti gli indirizzi, meno scuola, meno insegnanti, meno risorse, più alunni per classe. Il risultato è evidente che ne risente sia la qualità del servizio scolastico, ma viene meno in certi casi anche il diritto allo studio, perché?
Perché nell'ultima circolare che citavo prima, per esempio si invitano i dirigenti scolastici a dire: “Beh, voi dovete fare le classi seguendo questo numero, cioè dividete per 27 (perché e quello del numero minimo portato, eccetera). Se avanza qualche studente e non potete collocarlo, indirizzatelo altrove, cioè indirizzatelo a un'altra scuola”. Ora, se non è lesione del diritto allo studio questo!
Voglio concludere, e avrei molte altre cose da dire ma lasciamo spazio al dibattito e gli altri colleghi, voglio concludere dicendo che questi provvedimenti sono ancor più, diciamo, piovuti dall'alto, proprio per che sono stati impostati con un decreto legge, e quindi con decretazione d'urgenza. Inoltre poi, su questi decreti legge si è posta la fiducia. E quindi, voglio dire, non c'è stata nessuna condivisione del percorso scolastico.
Potremmo anche non essere d'accordo, potremmo essere d'accordo, non è quello il discorso di pronunciarsi necessariamente contro la Gelmini tout court! Il discorso è quello che una riforma della scuola va, credo, fatta e condivisa con gli attori che la vivono.
E’ da 25 anni che faccio l'insegnante e quindi, come dire, la sento particolarmente questa questione, perché la scuola la vivo tutti i giorni, perché mi piace il mio lavoro, perché mi piace condividere anche con i miei amici, insomma, questo lavoro che faccio, che mi piace e che mi gratifica, ma vedere svilita la scuola a una mera questione di tagli e di economie, senza tener conto di tutte le questioni di cui si parlava prima, in primis del diritto allo studio e forse dietro c'è un disegno, diciamo, di privatizzare l'istruzione pubblica che, voglio dire, da molti è letto in questo senso.
Adesso io non voglio citare Calamandrei, non voglio citare altre questioni e lascerei aperto, diciamo, il dibattito. L'ultima questione che voglio porre era che la discussione viene oggi, l'avevamo chiesta ancora in ottobre e poi abbiamo fatto una richiesta di Consiglio Comunale aperto, perché credo che in questi frangenti sarebbe bene sentire le voci vive della scuola, cioè genitori, insegnanti e studenti che lì la vivono e cosa ne pensano di questo. Non c'è stata questa possibilità.
Pur tuttavia oggi credo che abbiamo l'opportunità di approfondire questi temi insieme. Grazie.